” “Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana – Sì, tutti noi ci sentiamo “straordinariamente vicini e riconoscenti al Santo Padre”. Le parole con cui il cardinal Ruini ha aperto un Consiglio Permanente della CEI, che si svolge nel vivo della guerra in Iraq, esprimono un sentimento corale. E’ stato Giovanni Paolo II, con straordinario e rinnovato vigore, ad esprimere nel modo più lucido, coerente ed appassionato le ragioni di tanti, in Italia e nel mondo, che hanno seguito come impotenti la pur annunciata escalation del conflitto. Proprio per questo non bisogna disperare, non possiamo “rallentare l’impegno né deporre la speranza”. Al contrario “continueremo ad unire la nostra preghiera a alla sua preghiera, la nostra voce alla sua voce, affinché il conflitto abbia termine al più presto, siano risparmiate le vite umane e siano ristabiliti costruttivi rapporti internazionali”.
” “Il monito del Papa ha scosso le coscienze perché ha saputo parlare un registro nuovo, quello di colui che ha fatto la storia del XX secolo e sa che occorre andare avanti. Ha testimoniato una visione positiva della storia, luogo dell’impegno di tutti gli uomini per costruire un futuro migliore. Giustamente il cardinal Ruini ha dato a questo straordinario magistero il nome sintetico di “pedagogia della pace”, dove pace è appunto dono di Dio ed impegno costruttivo e creativo degli uomini e dei popoli. E’ quella del Papa una testimonianza straordinariamente capace di futuro, anche perché “libera la pace stessa dalla presa delle ideologie e pone ciascuno a diretto e responsabile confronto con essa, aiutandoci a comprendere che preservare la pace è sì a titolo speciale compito dei governanti ma è anche impegno e missione di ognuno di noi”. E’ una “pedagogia” creativa, perché, come voleva Paolo VI, il maestro, cioè in questo caso proprio Giovanni Paolo II, è anche testimone, disposto a pagare di persona, a metterci del suo, come ha fatto.
” “Di questo occorre ricordarsi, da qui occorrerà ripartire quando si dovrà ricostruire. Le prime giornate di guerra ci hanno mostrato come i “think tank”, i gruppi di ricerca più prestigiosi, i documenti e le teorizzazioni che pure in questi mesi sono circolate, non possano ambire a delineare un “nuovo ordine mondiale”: difettano di afflato. La prospettiva dello “scontro di civiltà” è reale nella misura in cui tutto si riduce alla forza.
” “Per questo occorre guardare avanti e fare fruttificare questa straordinaria “pedagogia della pace”, che in concreto si pone come una risorsa per la ricostruzione del dopoguerra. E può trovare pratica applicazione nei tre contesti, tutti irrinunciabili, ma che devono essere recuperati ed armonizzati, della solidarietà europea, della solidarietà atlantica (e più ampiamente occidentale) e delle Nazioni Unite.
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