CARD. RUINI: FEDE E CULTURA, NO ALLA “MARGINALITÀ”, SÌ A SACERDOTI “IN ASCOLTO” DEI GIOVANI

” “In molti giovani e soprattutto negli adolescenti, la “non appartenenza” alla comunità ecclesiale “è una situazione di fatto”, piuttosto che “una scelta”; ma anche se più “deboli” nella conoscenza dei “contenuti fondamentali della fede”, i ragazzi di oggi mostrano “una notevole disponibilità ad ascoltare ed accogliere”, soprattutto se a parlare loro di Gesù è un “uomo della Chiesa”. E’ la “fotografia” dei giovani scattata dal card. Camillo Ruini, presidente della Cei, che aprendo oggi il Consiglio permanente dei vescovi italiani (in svolgimento a Roma fino al 27 marzo) ha definito “un grande peccato di omissione da parte della Chiesa” la latitanza dei sacerdoti e degli educatori a fianco delle nuove generazioni. Facendo riferimento ad un’indagine del sociologo Mario Pollo tra gli adolescenti e i giovani di Roma, che sarà pubblicata il mese prossimo con il titolo “Il volto giovane alla ricerca di Dio”, Ruini ha sottolineato che un dato emergente è la “grandissima importanza” che riveste per i giovani “l’incontro personale con il sacerdote, o comunque con un rappresentante qualificato della comunità cristiana: quando l’incontro avviene felicemente produce spesso nell’interlocutore effetti positivi, anche in misura sorprendente; quando invece non è felice, oppure semplicemente non ha luogo, le conseguenze negative sono pesanti, fino ad assumere agli occhi dell’adolescente o del giovane l’aspetto di un grave peccato di omissione da parte della Chiesa”. Il “radicamento culturale dell’iniziazione e di tutta la formazione cristiana, a cominciare dalla prima proposta della fede”: questa la proposta dei vescovi per superare il “destino di marginalità del cattolicesimo italiano”, attraverso una seria “pastorale dell’intelligenza” in grado di prendere sul serio “le domande dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani”, ma anche degli adulti. L’obiettivo, ha concluso Ruini, è di “incidere sulla cultura complessiva della nostra società e cambiarla profondamente”; partendo proprio dall’eredità cristiana, che oggi in Italia è una specie di “sottofondo” religioso, “poco incisivo nella vita quotidiana”.
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