VOLONTARIATO: LE FORME “NUOVE” ED “ESTREME” DEL DISAGIO SOCIALE

” “”Il ‘welfare state’ è in grande trasformazione. Prima era centrato su bisogni precisi (scuola, sanità, assistenza) e l’aiuto veniva dallo Stato. Oggi il bisogno sociale cambia continuamente e i soggetti che intervengono sono diversi”: lo ha detto il sociologo Giuseppe De Rita nella relazione di apertura della tavola rotonda svolta oggi a Roma, presso il Cnel, sul tema “Bisogni emergenti e solidarietà – Nuove risposte tra pubblico e privato”. A promuovere l’incontro è stata la Fondazione Federico Ozanam – Vincenzo De’ Paoli, istituita nel 1999 e presieduta da Francesco Paolo Casavola, già presidente della Corte Costituzionale. “Occorre impegnarsi – ha detto tra l’altro il presidente – per aprire canali comunicativi con i soggetti e le realtà del disagio più estreme, che non possono o non riescono a usufruire degli aiuti né pubblici né delle realtà del volontariato”. Tra queste sono stati ricordati i barboni, i vagabondi, gli stranieri irregolari, i malati mentali senza riferimenti familiari. I numeri del disagio sociale rilevati dal Censis, sulla base di una ricerca presentata durante la tavola rotonda odierna da De Rita, parlano di ben 1,6 milioni di alcolisti, 223 mila casi di marginalità minorile, 160 mila tossicodipendenti, 80 mila prostitute, 56 mila detenuti, 20 mila in disagio abitativo. Oltre a queste forme di disagio “sociale-relazionale”, la ricerca ha anche evidenziato il disagio “economico” con 3 milioni di poveri, 917 disoccupati di lunga durata, 147 mila lavoratori minorili. “Un campo altrettanto vasto – ha spiegato De Rita – è quello del disagio basato sulle patologie sanitarie: 973 mila sordi e sordomuti, 643 mila malati senili (Parkinson, Alzheimer, epilettici), 554 mila malati di tumore, 475 mila di insufficienza mentale, 50 mila di Aids”. L’ultimo campo citato è quello del disagio dovuto a carenze fisico-motorie: gli invalidi sono 1,43 milioni mentre i ciechi 353 mila. “Davanti a questo quadro così pesante – ha detto Alfredo Carlo Moro, presidente del Centro nazionale documentazione ed analisi per l’infanzia – occorre superare un concetto di carità come mera condivisione, per assumere un concetto di carità più vasta, che si preoccupi anche di cambiare gli assetti della società”. Cesare Guasco, vice-presidente della Fondazione Ozanam-De’ Paoli, ha riferito delle prime iniziative portate avanti in questi anni: è stata compiuta una indagine sui bisogni di assistenza nel campo del disagio mentale, come pure sono stati affrontati i temi del disagio e devianza dei minori stranieri e dei carcerati ed ex-carcerati. La Fondazione ha anche avviato una serie di ricerche storico-archivistiche in diverse città italiane, per ricostruire le presenze della Società di San Vincenzo De’ Paoli e dei Gruppi di Volontariato Vincenziano nei secoli scorsi.