CRISI USA-IRAQ: CARD. TETTAMANZI ALLA DIOCESI, “CONTINUARE A ESSERE SENTINELLE DELLA PACE”

” “”Continuare ad essere ‘sentinelle della pace'”. È il messaggio del card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, a tutte le parrocchie della diocesi a seguito del convegno diocesano del 16 marzo ‘Pacem in Terris. La posizione della Chiesa sulla pace’. Nel messaggio, che verrà letto dai delegati al convegno durante le messe di domenica 23 marzo e distribuito ai fedeli della diocesi, il cardinale invita a “lasciarsi guidare dalla voce della coscienza, nel suo compito di discernimento e di decisione operosa”, vivendo “‘la missione’, consegnata a tutti noi cristiani, di annunciare, celebrare e testimoniare il ‘Vangelo della pace'”; nonostante si tratti di “un compito impegnativo e, spesso, non privo di tante difficoltà”. Ma “se nonostante tutto ciò, chiede il cardinale, dovesse scoppiare la guerra? E se questa guerra venisse dichiarata e condotta a dispetto del diritto internazionale e di ogni principio morale? In questa ipotesi deprecabilissima – che speriamo sempre non si verifichi –, che ne sarebbe delle indicazioni di questo messaggio? Dovremmo forse perdere la fiducia e abbandonarci alla delusione perché tutti i tentativi di scongiurare la guerra sono falliti e la nostra stessa preghiera sembra non essere stata esaudita?”. La risposta dell’arcivescovo è ferma: “No, carissimi! Anche in questa gravissima e inaccettabile situazione, dovremmo continuare ad essere ‘sentinelle della pace’! Proprio in tempo di guerra, infatti, la missione delle sentinelle si fa più preziosa e necessaria”. Per questo, “da sentinelle vigili e accorte, dovremmo: condannare questa guerra e chiedere che finisca, utilizzando anche ogni mezzo democratico per far sentire la nostra voce e incidere sull’opinione pubblica; continuare a praticare il dialogo e il perdono, nella convinzione che essi hanno un valore giuridico e politico anche nei rapporti tra gli Stati; non perdere mai la fiducia nel Signore, ma rinnovarla ancora di più, intensificando l’impegno della preghiera, della penitenza e della carità; convertire il nostro cuore e intercedere perché si converta il cuore di quanti non hanno fatto abbastanza per evitare la guerra e di quanti l’hanno caparbiamente voluta”.