CRISI USA-IRAQ: MONS. MARTINO E CARD. TETTAMANZI RIBADISCONO “LA POSIZIONE DELLA CHIESA NON È PACIFISTA, MA PACIFICATRICE”

” “”Se l’azione militare avrà luogo senza il coinvolgimento dell’Onu, quindi, solo per la decisione di quei Paesi che si aggiungeranno ai ‘signori delle Azzorre’ (Bush, Aznar e Blair), le conseguenze saranno micidiali e le Nazioni Unite avranno fallito nella loro missione di preservare e difendere la pace”. È quanto ha dichiarato l’arcivescovo mons. Renato Martino, presidente del Pontificio Consiglio “Iustitia et Pax”, ieri a Milano, durante la conferenza stampa, svoltasi al termine del convegno diocesano “Pacem in Terris. La posizione della Chiesa sulla pace”. “La politica nazionale e internazionale – ha ricordato Martino – non è una zona franca della morale, ma deve essere sottoposta all’etica”. Circa il ruolo delle Nazioni Unite, il presidente del Pontificio Consiglio ha ribadito che “esse sono insostituibili, in quanto espressione della comunità internazionale per la grande quantità degli Stati aderenti”. Mons. Martino ha anche ricordato che nella crisi in corso “la posizione della Chiesa non è pacifista, ma pacificatrice. Pace non è assenza di guerra; non è nemmeno essere contro qualcuno che vuole la guerra, non è in nessun caso difesa preventiva, perché mai si devono colpire presunti o veri nemici”. L’arcivescovo di Milano, card. Dionigi Tettamanzi, intervenendo al Convegno, ha tra l’altro affermato che “la pace del futuro” si può realizzare solo “favorendo in tutti l’assunzione di responsabilità e lo spirito di iniziativa, garantendo a ciascuno di non essere sottoposto a costrizioni, coercizioni e ricatti, salvaguardando il rispetto e la promozione della libertà religiosa, essendo disponibili al perdono e alla riconciliazione, coltivando il dialogo, realizzando un disarmo comune e generale e sostenendo gli organismi internazionali, a iniziare dall’Onu”. Questa pace, ha aggiunto Tettamanzi, citando il discorso del Papa al Corpo diplomatico (13/01/2003), “è capace di dire dei no categorici: all’egoismo all’ingiustizia, al terrorismo, ai regimi e alle dittature, alla violenza, alla guerra se non come estrema possibilità, all’ampliamento dei tradizionali limiti morali e legali della causa giusta per permettere l’uso preventivo della forza militare”.