” “A Israele, da dieci mesi, ad una ottantina di religiosi e i sacerdoti cattolici di origine araba non è stato rinnovato il permesso di soggiorno, per cui rischiano di diventare “immigrati clandestini”. A denunciare questa situazione attraverso interviste e testimonianze è il mensile “30Giorni nella Chiesa e nel mondo”: “Il problema dei visti è iniziato nel maggio 2002 e nelle settimane a venire inizieranno a scadere a raffica i permessi di soggiorno di durata annuale. Più del 90% delle persone che rischiano è araba: libanesi, iracheni, siriani, giordani ed egiziani. Ci sono parecchi francescani della Custodia di Terra Santa, molte suore e novizie arabe delle Congregazioni del Rosario, di San Giuseppe e di Santa Dorotea, alcuni benedettini e due trappisti libanesi ottuagenari che sono arrivati a Gerusalemme sessant’anni fa, quando lo Stato d’Israele non c’era ancora”. I problemi riguarderanno in particolare il seminario patriarcale di Beit Jala, che forma il clero destinato alla rete diocesana della Terra Santa: da qui sono usciti 258 sacerdoti e 11 vescovi. Attualmente, su 50 seminaristi minori e 22 maggiori, la maggior parte sono di origine giordana, per cui se qualcosa non cambia entro maggio rischiano l’irregolarità, quindi l’espulsione. “Se continua così afferma il rettore Maroun Laham, anche lui con il visto scaduto – si potrebbe seriamente pensare di chiudere il seminario”. Questo significherebbe creare gravi problemi alla Chiesa in Terra Santa. Su questo caso la nunziatura apostolica in Vaticano ha avanzato più volte richieste di chiarimenti alle autorità israeliane, finora tutte disattese.