“Un colpo di mano vero e proprio rispetto alle istituzioni, attraverso registri apparentemente innocenti che dicono solo chi è unito con un’altra persona, non importa chi e come. Queste coppie non chiedono nulla per ora, solo di essere scritte da qualche parte negli uffici comunali. Salvo poi rivendicare, un giorno, il diritto a essere riconosciute con tutti i diritti delle famiglie vere e proprie”.
Elio Bromuri, direttore del settimanale regionale umbro “La Voce” di Perugia, commenta l’approvazione del consiglio comunale della città della petizione Radicale per l’istituzione di un registro che attesti le coppie di fatto, tanto eterosessuali quanto gay: “I radicali festeggiano. Hanno messo a segno un altro punto nella loro strategia di diffondere per via ‘comunale’ una specie di legislazione che riconosce diritti alle coppie di fatto. Coloro che sono contrari sono considerati dei retrogradi sorpassati, dei tradizionalisti conservatori. E intanto, da un comune all’altro, si espande a macchia d’olio questa storia dei registri, che a un certo punto saranno tirati fuori, sbandierati davanti all’opinione pubblica per vedersi riconosciuti i diritti delle famiglie vere e proprie, quelle previste dalla Costituzione, formate da un uomo e da una donna che hanno contratto matrimonio davanti al prete o al sindaco”.
“Smantellare la famiglia oggi, in una società complessa e disagreggata, in un trapasso di civiltà con tensioni che coinvolgono bambini e giovani – aggiunge Bromuri nell’editoriale del settimanale oggi in distribuzione – è una operazione di pirateria sociale. Farlo poi passando per la via dei consigli comunali, eletti per ben altre mansioni, è una scorciatoia ipocrita degna di comitati rivoluzionari provvisori”.