“Non una guerra a colpi di sanzioni; piuttosto un impegno comune di sensibilizzazione per dare vita gradualmente ad una nuova cultura attenta alle esigenze, alla dignità e ai diritti dei bambini”. Così la giornalista Isabella Poli, membro del Consiglio nazionale degli utenti e del Comitato ministeriale per l’applicazione del Codice di autoregolamentazione Tv e minori, insediatosi lo scorso 28 gennaio, sintetizza, in un’intervista in uscita oggi sul Sir, l’obiettivo dei suddetti organismi mentre è in corso il dibattito parlamentare sul progetto di riforma del sistema radiotelevisivo. Lunedì 17 marzo inizierà nell’aula di Montecitorio la discussione del Testo unificato approvato nei giorni scorsi dalle Commissioni congiunte Trasporti e Cultura, che all’art. 10 si occupa di tutela dei minori e recepisce per intero il relativo Codice di autoregolamentazione. Isabella Poli, che interverrà al convegno promosso dall’Ucsi a dall’Assostampa di Padova per il 20 marzo su “I minori e la violenza televisiva”, mette in luce l’importanza dell’avvento della Tv digitale (previsto entro il 2006) con cui “il filtraggio dei programmi per i ragazzi potrà essere effettivo”, ma si sofferma anche sulla necessità di “accorgimenti di carattere tecnico e normativo”, quali le “griglie di classificazione dei programmi, già esistenti in Europa”. Tuttavia, considerando “l’irrilevanza delle sanzioni per le imprese televisive che violino il Codice di autoregolamentazione”, secondo la giornalista occorre soprattutto “‘fare cultura’ promuovendo una crescita di sensibilità etica e civile nei legislatori e negli operatori del settore, tale da porre in primo piano, rispetto agli interessi dell’impresa, la tutela e la valorizzazione dei minori”, oltre a diffondere, “in particolare attraverso la scuola, una sorta di ‘alfabetizzazione’ televisiva che consenta ai ragazzi un uso critico del mezzo”. Quali le maggiori insidie cui sono esposti i bambini? “La violenza di alcune immagini cruente o di sesso – risponde la giornalista -, ma anche quella più sottile di messaggi veicolati da trasmissioni in apparenza innocue: banalità e disvalori che a lungo andare rischiano di nuocere all’integrità dei minori. Da condannare anche le forme stereotipate e non proprie dell’infanzia con cui questa viene spesso rappresentata, o l’indugiare gratuito sulle devianze”.