CRISI USA-IRAQ: L.ALICI (DIALOGHI), L’IMPEGNO DEI CRISTIANI AFFINCHÉ “LA POLITICA PRENDA SUL SERIO L’ETICA”

” “Le ragioni della fede, dell’etica e del diritto e la lezione della storia per dire un convinto “no” alla guerra contro l’Iraq, “oggettivamente inaccettabile e ripugnante” come hanno compreso “la coscienza diffusa della gente” e “il Papa, che poche volte ha accompagnato l’appello accorato ed intransigente alla pace con iniziative così pressanti e inequivocabili”. Nell’editoriale del numero di marzo di “Dialoghi”, rivista trimestrale dell’Azione cattolica italiana, il direttore Luigi Alici richiama i laici cristiani, “interpellati da questo Papa profetico e coraggioso”, all’impegno per la pace. “Chiedere alla politica un modo diverso di organizzare la convivenza, presidiare la giustizia, governare i conflitti, percorrere la via che cerchi di tagliare l’erba sotto i piedi alla cultura del terrorismo”: questo il compito dei cattolici di fronte al rischio che “la proposta cristiana” venga emarginata “in una nicchia simbolica indolore” in attesa, magari, di essere successivamente riabilitata “come un’affidabile agenzia assistenziale utile nelle retrovie dei conflitti”. “In tutti i casi in cui la politica si incontra in modo ravvicinato con vita e morte l’appello etico assume un’intransigenza particolare” osserva Alici. Di qui l’obbligo per la politica di “prendere sul serio l’etica, cercando e trovando risposte praticabili e decenti” tra le quali, precisa, “c’è di certo l’uso della forza”, ma solo “quando è moralmente lecita e formalmente legittima”. Per il direttore di “Dialoghi” la guerra preventiva è un “principio abnorme” e non vi sono oggi “ragioni di eccezionalità” tali “da sospendere non solo la legittimazione dell’Onu, ma addirittura ogni giudizio di liceità morale”. “Il mandato dell’Onu per l’uso della forza – chiarisce – è solo una condizione necessaria, ma non sufficiente. L’ultima risoluzione è affidata ad una responsabilità etico-politica che sappia fare sintesi tra l’ordine dei principi e una valutazione ponderata delle situazioni”. Tra “la rigidezza fondamentalista del pacifismo estremo” e “il pragmatismo cinico di chi è disposto a discutere su tutto”, Alici indica una terza via, “probabilmente la prima”: quella “sofferta e perfettibile che deve coniugare responsabilità etica ed efficacia politica, senza rifugiarsi in una equidistanza asettica”.