” “”Col digiuno certo non risolveremo la guerra, ma è un segnale che l’umanità si riconosce in grandi valori. E ci auguriamo che abbia effetto su chi deve decidere in merito alla guerra e alla pace”. E’ il parere di Eugenio Fizzotti, salesiano, docente di psicologia della religione alla Facoltà di psicologia della Pontificia università salesiana che in una intervista che sarà pubblicata sul prossimo Sir bisettimanale commenta l’iniziativa del Papa di dedicare la giornata di domani, 5 marzo, al digiuno per la pace, soprattutto in merito all’aver unito credenti e non credenti in un proposito comune. “Sono rimasto colpito vedendo le dichiarazioni di diversi personaggi pubblici che non aderiscono al messaggio evangelico in una prospettiva di fede ma che riconoscono il valore dell’iniziativa del Papa e hanno dichiarato che aderiranno al digiuno osserva Fizzotti -. E’ importante sentire che c’è una convergenza verso un unico ideale. Ci mettiamo tutti alla prova, con motivazioni diverse, perché vogliamo che si realizzi un progetto che ci riguarda tutti”. Fizzotti spiega che il digiuno, in una visione collettiva,”è una forma di solidarietà e condivisione collegato a tanti altri, credenti e non, in tutto il mondo, e ci riporta all’idea di un ‘corpo sociale’ che si ritrova attorno alla medesima scelta di vita e lo fa perché si realizzi un progetto”. A livello psicologico individuale, invece, “si tratta di verificare fino a che punto possiamo accettare una privazione, verificando la nostra resistenza interiore: la rinuncia non è solo un’idea collegata alla dimensione religiosa, ma ha a che fare con la rinuncia alle soddisfazioni e dunque un elemento di crescita personale. Se sempre si ottenessero dei successi e mai ci si dovesse confrontare col limite, con l’insuccesso, col ‘peccato’, la persona non proverebbe mai la propria capacità di resistenza”.
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