“Un approccio rigorosamente scientifico e storicamente fondato per comprendere cause e radici del fenomeno mafioso, combattendone i luoghi comuni che lo accompagnano”. Così Angelo Sindoni, docente di storia moderna all’Università di Messina, spiega al Sir le motivazioni e gli obiettivi del convegno che, promosso dal “Centro studi e documentazione sulla criminalità mafiosa” dell’ateneo, si è aperto stamani (fino al 29 novembre) sul tema “Cattolici, Chiesa e mafia”. “Sul rapporto della Chiesa con la mafia afferma Sindoni – la storiografia cattolica presenta al riguardo un grave vuoto che occorre colmare e che in passato ha provocato gravi equivoci su presunte ‘contiguità’ con il fenomeno mafioso da parte di cattolici ed alti esponenti ecclesiastici”. Oggi, prosegue lo storico, “la mafia si è globalizzata trasformandosi in una grande imprenditrice a livello mondiale, ma la sua pericolosità si manifesta localmente nel controllo del territorio delle periferie degradate delle città del Mezzogiorno, dove costituisce tuttora una trappola insidiosa per tanti giovani privi di prospettive per il futuro. Occorre far capire loro che è una strada senza ritorno: un esempio per tutti la testimonianza di don Pino Puglisi, di cui ricorre il decennale dell’assassinio, che abbiamo scelto come icona per il nostro convegno e che vuole indicare una via di speranza nella lotta al crimine”. Quali le iniziative della Chiesa al riguardo? “I centri Arrupe è la risposta di Sindoni e le associazioni antiusura dove i cattolici sono in prima linea. Ma pure le ‘scuole’ di formazione politica; anche la Facoltà teologica di Palermo dedica particolare attenzione all’approfondimento del fenomeno, da contrastare con un approccio meno ideologico di quello attuale, che non ne faccia cioè un cavallo di battaglie politiche, e il caso Andreotti sembra nascere proprio in questo clima, ma che richiede unità tra gli schieramenti”.