“Nel tragico frangente di transizione che l’umanità sta vivendo, il legame tra ebrei e cristiani è chiamato ad un ulteriore e improcrastinabile compito. Quello di essere un terreno fecondo in cui possa mettere radici e svilupparsi l’incontro e il confronto tra i membri di tutte le altre religioni, a partire dai musulmani”. Ne è convinto il patriarca di Venezia, card. Angelo Scola, oggi pomeriggio in visita ufficiale alla Comunità ebraica locale. “La testimonianza – ha spiegato il card. Scola – si rivela come l’autentica cifra del dialogo interetnico, interculturale e interreligioso. Essa realizza quel ‘possesso nel distacco’ che, nel suo vertice, si chiama martirio. Solo il martirio è in grado, tra l’altro, di smascherare l’insidiosa caricatura di martire proposta dagli uomini bomba. La loro è una falsa testimonianza. Essi sono degli anti-testimoni”. Per il cardinale, “in questa passione testimoniale si attua il necessario quotidiano lavoro per edificare la pace fondata sulla verità, la libertà, la giustizia e l’amore. È questo il contesto adeguato per comprendere la proposta di Giovanni Paolo II e della Santa Sede, in ambito internazionale, in merito alla situazione della Terra Santa: il rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Uniti, il diritto dei due popoli – l’israeliano e il palestinese – a un proprio Stato con confini ben definiti, uno statuto speciale internazionalmente garantito per la città santa di Gerusalemme”.