ASSEMBLEA CEI: MONS. CORTI, SÌ AD UN CATTOLICESIMO “ACCOGLIENTE” E “POPOLARE”, NO ALL'”OMOLOGAZIONE” TRA PARROCCHIA E MOVIMENTI

” “Le associazioni e i movimenti ecclesiali “non sono omologabili” alla parrocchia, che è e resta “la cellula fondamentale della diocesi”. A ribadirlo è stato mons. Renato Corti, vescovo di Novara e vicepresidente della Cei, che nel corso della seconda conferenza stampa della 52a assemblea generale (che si concluderà domani ad Assisi) ha messo in guardia dal rischio dell'”egemonizzazione” della parrocchia da parte di associazioni e movimenti presenti oggi nella Chiesa, che hanno “caratteristiche molto differenziate” tra di loro. “Non possiamo mettere sullo stesso piano la parrocchia e i movimenti”, ha spiegato infatti Corti, perché “nessun gruppo ecclesiale ha l’esigenza assoluta della presenza del prete e della celebrazione dell’Eucarestia, come la parrocchia”. Rispetto, inoltre, alla fisionomia dei movimenti, “la parrocchia è aperta a tutti e dialoga con tutte le persone presenti sul territorio, accettando tutte le gradualità dell’esperienza religiosa”; i parroci, infine, “vanno dove il vescovo chiede loro di andare”, non sono “leader carismatici”. Persone “capaci di rimanere sul fronte, senza pensare né a promozioni, né a medaglie, né a riconoscimenti di nessun genere”, ma che contano “solo sulla loro vocazione e sulla profonda persuasione che a questo servizio si dedica tutta la vita”: questa l’identikit dei parroci tracciata dal vicepresidente della Cei, che ha individuato nella capacità di “accoglienza” e di “vicinanza” all’uomo di oggi il “segreto” del “carattere popolare” del cattolicesimo italiano, “costitutivo per il tessuto stesso della società civile” e incarnato dalle parrocchie come antidoto al “degrado” del territorio.