” “”Siamo sconvolti. Colpendo la comunità ebraica hanno voluto colpire tutte le religioni, proprio ad Istanbul, città simbolo del dialogo e di convivenza religiosa”. E’ il commento di mons. Georges Marovitch, segretario della Nunziatura apostolica in Turchia e portavoce della Conferenza episcopale turca alla strage, attribuita a fazioni estremiste islamiche legate ad Al Qaeda, in due sinagoghe di Istanbul avvenuta sabato 15 novembre e che ha provocato 23 morti e 300 feriti. “Il terrorismo non ha religione dichiara al Sir Marovitch . Hanno colpito durante il Ramadan e in occasione della preghiera ebraica del sabato. Quelli che hanno compiuto queste stragi non sono musulmani ma solo terroristi. Atti simili non fanno altro che rafforzare i sentimenti di tolleranza religiosa di questo Paese. La stessa comunità ebraica ha già detto che non lascerà mai la Turchia perché questa è la sua patria”. Per quanto riguarda, poi, tutti i luoghi di culto delle altre fedi, “sono state rafforzate le misure di sicurezza e di controllo da parte delle Forze di polizia”. Ad avviso del portavoce dei vescovi turchi questo attacco “rappresenta un tentativo di destabilizzare la Turchia proprio adesso che si sta avvicinando all’Europa ed ha aumentato gli sforzi per contrastare il terrorismo e il fondamentalismo”. “Il terrorismo si può vincere ha concluso non con le armi ma con la forza della preghiera, l’unica che può ottenere la conversione dei cuori. Sabato scorso ci siamo riuniti in preghiera con un gruppo di fedeli islamici e abbiamo recitato i 99 nomi di Dio. Solo Dio, infatti, ci può salvare”. Dopo la strage, per la prima volta il premier turco Erdogan, ha fatto visita al gran Rabbino di Turchia esprimendo solidarietà alla comunità ebraica. Lo stesso ha fatto la Conferenza episcopale turca con un messaggio allo stesso Rabbino e al Governatore di Istanbul.
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