“I nostri giornali sanno essere voci coraggiose e per tanti aspetti alternative, come è nella loro tradizione più autentica?”. “Siamo in grado di fare opinione, di creare mentalità”, liberi “dalle mode e dai poteri?”. Sono alcuni degli interrogativi posti da Alberto Migone, direttore di Toscanaoggi, intervenuto al convegno nazionale promosso dalla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) apertosi oggi a Firenze sul tema “Il pluralismo nell’informazione oggi”. “Domande forti che debbono scuoterci” ed essere stimolo a “diventare sempre più una presenza significativa nel panorama giornalistico” per dare voce “al mondo cattolico che anche se disperso ha qualcosa da dire e non vuole confinarsi e tanto meno essere confinato nelle sacrestie”. Due le sfide da accogliere. Innanzitutto “quella della qualità”. Ancorché “in questi anni vi sia stato un balzo notevole sotto questo aspetto” riconosce Migone, occorre “assicurare un’informazione religiosa sempre più ampia e accurata, anche per superare il crescente analfabetismo religioso” del Paese. Ulteriore nodo, quello “del consenso all’interno del nostro mondo” dove, annota, “i nostri giornali trovano in genere scarsa accoglienza o si snobbano come stampa inferiore”. Un “pregiudizio che viene da lontano” e fa sì che “spesso i cattolici si informino, anche per quel che attiene alla vita della Chiesa, attraverso i giornali laici o laicisti”. Un disinteresse che “comporta difficoltà nella diffusione” della stampa cattolica riducendo così “la possibilità di incidere” sulla mentalità corrente con “una visione della vita ispirata al vangelo”. Di qui l’urgenza, conclude Migone, di “un’opera intelligente e paziente di promozione a livello di base; una sfida che si gioca in casa, ma non per questo più facile”.