” “Lo storico non deve essere “né accusatore né giudice del passato, ma deve adoperarsi pazientemente per comprendere ogni cosa con la massima penetrazione e ampiezza, al fine di delineare un quadro il più possibile aderente alla verità dei fatti”. E’ quanto scrive il Papa, in un messaggio inviato oggi in occasione del convegno “Leone XIII e gli studi storici”, promosso dal Pontificio comitato di scienze storiche. L’invito ad “onorare la verità storica”, spiega il Santo Padre, “non comporta che lo studioso abdichi a un suo orientamento o abbandoni la sua identità”, ma la sua “disponibilità a comprendere e la rinuncia a esprimere un giudizio affrettato o addirittura fazioso”. “L’amore degli storici per il proprio popolo, per la propria comunità anche religiosa, non deve entrare in competizione con il rigore per la verità elaborata scientificamente”, ammonisce il Papa, mettendo in guardia da quelle memorie “inquinate” che sono diventate “punti di cristallizzazione dell’identità nazionale e, in alcuni casi, persino di quella religiosa”. Al contrario, Giovanni Paolo II auspica un processo di “purificazione della memoria” consapevole del fatto che “nello studio della storia non si possono automaticamente applicare al passato criteri e valori acquisiti solo dopo un processo secolare. E’ invece importante sforzarsi anzitutto di risalire al contesto socio-culturale dell’epoca”, visto che “gli eventi storici sono il risultato di intrecci complessi tra libertà umana e condizionamenti personali e strutturali”. “Non si può rimanere prigionieri del passato”, conclude il Papa, che invita non solo gli storici, ma anche gli individui e i popoli a riconoscere gli “errori” compiuti e “riconciliarsi con il passato”.