HALLOWEEN: DON BARBAGLIA (DIOCESI NOVARA), “NO ALLA BANALIZZAZIONE DELLA MORTE; LA VITA NON È UNA FARSA TELEVISIVA”

” “”Lo svuotamento della ricorrenza cristiana” e “l’appiattimento e la banalizzazione collettiva del tema della morte e del dolore umano”: per don Silvio Barbaglia, referente per la diocesi di Novara del Progetto culturale Cei, sono questi i rischi legati al fenomeno commerciale di Halloween, il “carnevale con scheletri e zucche” ormai entrato anche nel nostro Paese come appuntamento fisso per bambini e giovani da celebrarsi la notte del 31 ottobre. In una nota inviata oggi al Sir don Barbaglia definisce Halloween “un’americanata” tesa non ad ad esorcizzare, come affermano i suoi sostenitori, “la paura del dolore e della morte”, ma ad “allontanare ciò che è tabù per gli adulti ancor prima che per bambini, ragazzi e giovani”. Tanto più grave, osserva il sacerdote, perché promossa anche da “insegnanti e genitori”, da “amministrazioni comunali” e perfino da “qualche oratorio parrocchiale”. “La notte del 31 ottobre, preludio alla festa di tutti i Santi e alla commemorazione dei morti, è divenuta un fenomeno commerciale sempre più ampio” denuncia don Barbaglia, “un polpettone di tradizioni celtico-americane” con “interessi di mercato, che si diverte e scherza col dolore e sulla morte”, sempre più temuti da una società in cui “decresce la speranza”. “C’è un giorno all’anno in cui tutti, credenti e non credenti, si recano al Campo santo per visitare i propri morti, per pensare ai sentimenti più veri e profondi”; incoraggiare a ridosso di tale ricorrenza “bambini, ragazzi e giovani a celebrare il suo contrario con Halloween” significa per il sacerdote ridurre la vita “ad una farsa come uno zapping televisivo”.
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