” “Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana. Forse il dialogo più intenso con una piazza gremita non solo di tanti pellegrini, ma anche di molti romani è stato la sera della beatificazione di madre Teresa. In una serata non fredda, spenti i riflettori sul colonnato, da un lato si illumina la finestra dello studio del Papa, dall’altro sfavillano meravigliosi fuochi d’artificio, al ritmo incantato della “missa pro pace”. La gente applaude, contempla lo spettacolo e guarda il Papa, che poi prende la parola quasi a sorpresa. Poche parole chiare e precise per ribadire uno specialissimo legame con Roma. Che poi è quello specialissimo legame di dono, di amore con tutta la Chiesa, di più, con tutto il mondo, che forse rappresenta la cifra di un giubileo del pontificato non certo trionfalistico, ma intenso e intimo e forse per questo ancor più significativo.
” “La messa per il XXV è stata vissuta proprio così: come un incontro spirituale profondo tra il Papa anziano e coraggioso e tutta la Chiesa, un incontro di amore. E questo incontro continua con la beatificazione di Madre Teresa e poi con il concistoro, con la “creazione”, come si dice, di 30 nuovi cardinali. Tre momenti che riassumono venticinque anni straordinari. Fino all’appuntamento del concistoro, che, lungi dal rappresentare una scadenza burocratica, rappresenta, con le fatiche e gli impegni connessi, un ulteriore atto di amore alla Chiesa, in un momento di grande debolezza fisica. Completare il collegio cardinalizio non significa solo distribuire onori, ma spingere a testimoniare, appunto “fino all’effusione del sangue”, come si dice ai cardinali, l’identità della Chiesa e il compito di tutti i cristiani: la missione.
” “Giovanni Paolo II continua così, in forme sempre sorprendenti, a intrecciare un dialogo serrato con tutto il mondo, continua così un magistero ininterrotto, fatto soprattutto di testimonianza e di esempio.
” “I moderni aruspici elettronici, gli indovini e gli àuguri catodici della contemporaneità già da tempo si interrogano sul dopo: ma i loro vaticini e le loro predizioni sono smentite, sempre sbiadite ed incerte. Proprio perché la testimonianza di Giovanni Paolo II, così autentica e così viva, sempre, da quel famoso 16 ottobre 1978, sfugge gli schemi, scompagina le certezze labili e transeunti, punta dritta all’essenziale.
” “”Fochi di gioia e di allegrezza”, dunque, sul Giubileo del Papa, come una cascata di luce aveva illuminato la facciata di San Pietro restaurata e ripulita prima del Giubileo del duemila. Quanto sembra lontano quel tempo: sono passati solo pochi anni, anni accelerati della storia, della guerra e dell’attesa di pace, anni in cui la testimonianza del Papa, che si fa dono, grande dono di amore, è sempre più alta e sempre più forte.