” “”Come potrà la parrocchia dire l’evangelo nelle forme della comunicazione moderna e postmoderna?”. Questo interrogativo, per don Franco Giulio Brambilla, della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, è l’obiettivo del Convegno nazionale dei direttori e collaboratori degli uffici diocesani per le comunicazioni sociali sul tema “Parrocchia e comunicazione del Vangelo nella nuova cultura mediale” (Brescia, 9/11), organizzato dall’Ufficio Cei per le comunicazioni sociali. Intervenendo oggi all’incontro, Brambilla ha ricordato che nel rapporto ‘parrocchia e comunicazione’ “occorre non perdere il ‘sugo della storia’: la parrocchia è nata per realizzare la missione della Chiesa in rapporto alla vita quotidiana della gente. Vangelo e territorio: questo è il ‘sugo della storia’”. Brambilla ha quindi posto in relazione “le tre dimensioni della trasmissione della fede: iniziatica, educativa e culturale” con i nuovi media. A “livello iniziatico”, ha spiegato il teologo, “l’uso dei media non dovrà avvenire in modo strumentale”, ma attraverso “soggetti capaci di coniugare intenzione di fede e flessibilità dello strumento”. Per quanto riguarda la dimensione educativa: “sta crescendo un ‘tipo di uomo’ che ha come protesi normale il computer, il telefonino, l’accesso alla rete. Bisogna assumere questa grammatica come uno strumento necessario, anche se insufficiente di un discorso educativo”. A livello culturale, ha concluso, “i media rinnovano sempre i propri codici”. Perciò, occorre “suscitare una coscienza critica e creativa”: “un limite questo per la parrocchia, che può superare solo se si ‘mette in rete’ con le altre parrocchie”.