SETTIMANALE DIOCESI BELLUNO, DOPO 40 ANNI RICORDO DI ” UNA DELLE COSCIENZE PIÙ CORAGGIOSE”

” “”Una comunità lacerata, da non lasciare alla deriva trova in lui e nelle sue scelte pastorali un nocchiero”: l’ultimo numero del settimanale diocesano di Belluno, “L’amico del popolo”, lega al ricordo della tragedia del Vajont, quella del vescovo del tempo, mons. Gioacchino Muccin. “Alla gente di Longarone, Castellavazzo, Erto, Casso il vescovo Muccin – spiega il settimanale diocesano – non fece mai mancare il suo sostegno. Incontrò, uno ad uno, i superstiti”; di quella catastrofe “fu una delle coscienze più coraggiose e rigorose”, “il prete che si fa carico della pietà ma anche del futuro”. La lettera pastorale della Quaresima 1964 è, per “L’amico del popolo”: un “documento lucido, che declina parole pesanti come pietre”; “La sciagura – aveva scritto il vescovo Muccin – non può essere considerata alla stregua di una mera calamità naturale. Ci siano o non ci siano dei responsabili in sede giudiziaria, c’è la responsabilità dell’opera costruita dalla mano dell’uomo, senza della quale la frana del monte Toc in nessun modo avrebbe distrutto Longarone e i sobborghi”. Il 9 ottobre 1963, racconta ancora il settimanale bellunese, “cancella anche la chiesa, l’arciprete e il cappellano. Muccin incarica don Pietro Bez, un pretino di poco più di trent’anni, di andare laddove ‘una volta c’era la vita’. Don Pietro diventerà un punto di riferimento – un’ àncora – sulla via della ricostruzione”. “Quarant’anni dopo – conclude il settimanale -, Longarone deve se stessa anche alla saggezza di questi preti, e di altre persone come loro”.
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