” “”Vajont significa soprattutto dolore”: nella nota dell’ultimo numero de “L’amico del popolo”, settimanale della diocesi di Belluno, emerge con intatta commozione il dramma consumatosi il 9 ottobre di 40 anni fa e costato la vita a 2 mila persone. Ma, prosegue la nota, “anche dal dolore e dall’amore scaturisce un punto luce di vita e di speranza. È questa la palestra dove vengono messe in esercizio di vita le facoltà psicologiche: è l’origine di rinnovamento perché dà la possibilità di scoprire il profondo del cuore per la crescita umana. Nel Vajont, l’impatto sconvolgente di quei momenti nell’incontro o nella ricerca delle persone care scomparse ha sigillato il cuore umano”. Una ferita rimarginata solo in parte è, per il settimanale bellunese, “il solco profondo creatosi in poche frazioni di tempo” e richiede “attenzione e delicatezza” avvicinarsi alle persone del Vajont, anche nelle celebrazioni di oggi. Sulla vicenda, afferma “L’Amico del popolo”, “ogni giudizio può essere fuori posto perché molte e molte cose sono ancora oggi a noi ignote”; “la nostra riconoscenza non ha parole ma un cuore grato. L’azione silenziosa ma costante della chiesa locale guidata dalla illuminata figura del vescovo Muccin, della chiesa italiana, della Poa – oggi Caritas – è stata la tangibile espressione di amore di Colui che non abbandona chi soffre nell’animo ed è bisognoso di comprensione ed aiuto”.
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