” “”Sono tuttora vive, perché incancellabili, le spaventose immagini di quella tragedia e il nostro animo si trova ancora scosso da smarrimento e dolore”. È con questi sentimenti che l’arcivescovo di Milano, card. Dionigi Tettamanzi, si è rivolto agli oltre 400 parenti delle 118 vittime del disastro aereo di Linate, giunti stamane nella basilica milanese di Santa Maria delle Grazie, a due anni dall’incidente. “La sofferenza che vi accomuna – ha detto il cardinale – suona, ancora una volta, come un unico e corale appello affinché non si ripetano eventuali negligenze, errori, mancanza delle necessarie condizioni di sicurezza che possano provocare simili tragedie”. L’arcivescovo di Milano ha poi ricordato la forza della “solidarietà comune di chi ha vissuto il medesimo dramma”, sottolineando come “la fede, soprattutto nelle situazioni umanamente più oscure e pesanti, conosce anche il momento della crisi, del dubbio e persino del rifiuto. Per questo prego che sia il Signore a donarci la forza di riprendere a credere e a sperare. Sarà allora più facile essere fedeli alla solidarietà e anzi, far crescere quei vincoli di carità che ci impegnano a non lasciare solo nessuno”. Dopo aver salutato l’unico sopravvissuto e, uno a uno, tutti i parenti, nel commentare la scelta di piantare 118 alberi “della memoria” al “Bosco dei Faggi” a Linate, il cardinale ha affermato: “Nell’omelia ho detto di voler proporre un altro simbolo ancora più eloquente: piantare nel cuore un albero di vita. Nella realtà, ciò significa che ogni gesto di carità da noi compiuto rappresenta come una nuova foglia verde di quest’albero. Uno dei familiari mi ha detto che lo farà ogni giorno, perché la carità riempia la sua vita che si è svuotata per la morte di chi amava”.