” “A ribadirlo è l’Associazione Medici Cattolici Italiani (amci), che in una nota interviene sul dibattito riesploso in questi giorni sui giornali con “un sereno (ma fermo) rifiuto dell’eutanasia”, la cui “domanda” fa notare l’Amci nasconde “una sproporzionata assistenza medica”, cioè la quasi totale assenza di adeguate cure palliative nei confronti dei malati terminali, e “l’abbandono a se stesso del paziente sotto il profilo delle relazioni umane”. Tolte queste due cause, la “richiesta di morire” secondo l’Amci “si riduce a sparuti casi per motivi ideologici”. Oltre all’eutanasia, precisano però subito dopo i medici cattolici, l’altra “deriva” da evitare è “ogni accanimento diagnostico-terapeutico”. Riguardo alla questione delle “direttive anticipate”, l’Amci sottolinea che “la tutela dell’autonomia del malato non può estendersi a considerare questa come valore assolutamente svincolato sia dalla necessaria responsabilità delle conseguenze che ogni atto umano pone sia dal confronto con l’autonomia (e la coscienza morale) dell’operatore sanitario”. “Alla base della più genuina tradizione medica si legge a conclusione della nota sta la centralità del peculiare valore di ogni persona umana, qualsiasi sia il suo bisogno assistenziale, con il necessario contributo fin dove è possibile di un adeguato consenso del malato, ma sempre spendendo una parola a favore dell’uomo. La morte programmata, anticipata, rappresenta oggettivamente un gesto contro l’uomo”.
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