” ” Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana. Nuovi attentati e nuove rappresaglie. All’orizzonte non sembrano intravedersi nuove prospettive di pace in Terra Santa. Tutti restano sulle proprie posizioni, disposti apparentemente a pagare un tributo sempre più pesante non solo in vite umane, ma anche in sicurezza e prospettive di sviluppo. Forse gli Stati Uniti potrebbero…: gli stessi attori in campo sembrano convenire solo su questa flebile convinzione, che tuttavia stenta a tradursi in decisioni, in prospettive concrete, mentre la cosiddetta “road map” si consuma tra le contraddizioni della leadership palestinese e la realtà del “muro” che trasforma i Territori in un mosaico di ritagli territoriali non comunicanti e dunque in prospettiva ben lontani dalla dimensione di uno Stato.
” “D’altra parte la rassegnazione sarebbe la peggiore delle risposte: lascerebbe spazio solo al “partito della guerra” e a quegli interessi che spingono le due parti alla spirale degli attentati e delle rappresaglie. In questo senso la situazione dei palestinesi è sempre più drammatica, tenuto conto che le frange terroristiche rispondono a logiche che ben poco hanno a che fare con gli interessi di una popolazione che sempre più ha la sensazione di essere soffocata. Essa al contrario in prospettiva non può che trovare il proprio sviluppo in un rapporto di pari dignità con Israele.
” “Proprio qui sta il primo grande elemento per guardare senza rassegnazione ad un futuro di pace possibile: innescare meccanismi virtuosi di sviluppo è un impegno essenziale. L’Unione Europea, che è grande donatore in particolare all’Autorità palestinese, potrebbe fare molto di più, meglio coordinando i propri sforzi, già assai notevoli, così da potersi aspettare anche ragionevoli contropartite politiche.
” “Il secondo e fondamentale punto è il ruolo della religione e quello tutto particolare dei cristiani e dei cattolici. Le comunità di cristiani storicamente presenti tanto in Israele quanto nei Territori sono da molti anni sottoposte ad un processo di costante depauperamento. Eppure la presenza dei cristiani e delle opere religiose ed assistenziali legate ai Luoghi Santi è assolutamente fondamentale per richiamare non solo ai contendenti sul terreno, ma a tutta la comunità internazionale che il problema della Terra Santa non può essere risolto con la logica della guerra e della conquista, ma con quella dello sviluppo di civiltà.
” “La via della pace insomma passa anche attraverso la testimonianza della fede e della fede cristiana, passa attraverso i pellegrinaggi dei cristiani nei Luoghi Santi, su cui la Cei si sta impegnando attivamente. Passa attraverso le opere cristiane, volte a tutti i bisognosi, senza distinzioni di fede, di nazionalità, di stirpe.
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