AFGHANISTAN: “POPOLI”, NO AI LUOGHI COMUNI, PARLA L’UNICO RELIGIOSO ITALIANO PRESENTE NEL PAESE

” “Un Paese “affascinante nella sua grandezza e nella sua miseria”, che rischia però di rimanere “un mondo lontano, misterioso, impenetrabile” anche per la Chiesa, a causa di “luoghi comuni” duri a morire. Descrive così l’Afghanistan padre Giuseppe Moretti, barnabita, unico religioso presente nel Paese. Ad ospitare la testimonianza di un “veterano della missione” è “Popoli”, il mensile dei gesuiti. “Il rispetto che gli afghani mostrano verso il ‘mullah sahib’ (il sacerdote ) – racconta padre Giuseppe nell’ultimo numero della rivista – è commovente. Io amo questo Paese. Ho assistito a diversi avvenimento storici, come il colpo di Stato dell’aprile 1978 e l’inizio del regime comunista; la fine dell’ultimo governo filosovietico; l’entrata trionfale dei ‘mujaheddin’ a Kabul nell’aprile 1992 e la loro immediata lotta per il potere, che ha causato la distruzione della città. Ho seguito la guerra partigiana contro l’armata sovietica, e l’evolversi della situazione dal 1994 al 2002. Ho cercato di far conoscere questo nobile Paese nella sua vera identità storica, culturale e religiosa, confutando con fermezza le accuse immotivate di fondamentalismo e terrorismo”. “Questo mio rapporto con l’Afghanistan – precisa subito dopo il religioso – non mi rende però cieco. Ai valori di fierezza, nobiltà, ospitalità, libertà, si contrappongono i disvalori della vendetta, dell’odio, della presunzione e della corruzione”. Annuncio del Vangelo, dialogo con l’Islam e promozione della pace: queste le priorità indicate da padre Moretti per l’Afghanistan, affinché cessi di “rimanere un mondo lontano” anche per la Chiesa.
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