” “Kalami, 15 anni, bambino soldato, da sei è anni costretto a militare in un gruppo armato della Repubblica del Congo orientale: “Ci avevano detto di uccidere la gente costringendola a rimanere all’interno delle loro case mentre appiccavamo il fuoco. Alcuni li abbiamo dovuti seppellire ancora vivi. Un giorno ci hanno costretto a uccidere una famiglia, a tagliare i loro corpi e a mangiarli. La mia vita è finita. Non riesco più a dormire”. Questo è solo una delle tante terribili testimonianze raccolte da Amnesty international, che denuncia, in un nuovo rapporto reso noto oggi, la drammatica situazione di migliaia di bambini e bambine soldato della Regione dei Grandi Laghi. I bambini vengono rapiti in strada o a scuola, nei campi profughi, all’interno delle proprie abitazioni oppure mentre stanno giocando in cortile. In altri casi, l’arruolamento è una scelta “volontaria” compiuta da bambini separati dai genitori e in condizioni di povertà assoluta. Una volta reclutati, vengono sottoposti a un periodo di addestramento militare insieme agli adulti, durante il quale subiscono violenze, se non addirittura la morte. Dopo alcune settimane, i bambini sono inviati in prima linea. Qui vengono impiegati come guardie del corpo e schiavi sessuali e obbligati a commettere stupri e omicidi contro i militari e la popolazione civile. Spesso, sono riempiti di droga e alcol per poter svolgere più facilmente questi compiti. Amnesty International chiede dunque all’Unione europea di “assicurare che almeno una minima presenza della forza multinazionale dell’Ue rimanga nella Rdc fino all’effettivo dispiegamento della forza multinazionale Onu; di premere sui governi di Rdc, Ruanda e Uganda affinché cessino di sostenere i gruppi armati responsabili dei crimini e garantiscano che le loro forze armate non impiegheranno persone al di sotto dei 18 anni di età; adottare un embargo sulle armi nei confronti della Rdc; contribuire al rafforzamento del sistema giudiziario”.