” ” “Hanno sentito la presenza del Papa, il cui ricordo è ancora molto vivo tra la gente di qui, e hanno sperimentato la presenza di ‘ricordi di guerra’ quasi surreali in scenari maestosi come questi”. Descrive così don Paolo Giulietti, direttore del Servizio Cei di pastorale giovanile, il pellegrinaggio alpino sull’Adamello conclusosi ieri, per iniziativa del citato organismo della Conferenza episcopale italiana. Il pellegrinaggio, giunto alla terza edizione, ha assunto quest’anno una particolare connotazione europea, con la presenza di un centinaio di giovani provenienti da diverse nazioni del nostro continente. “Quella sull’Adamello prosegue Giulietti è una croce che ha un significato particolare, i ragazzi hanno ‘sentito’ la presenza del Papa, che anche lui ha scalato queste vette”. Resti di bombe, articolati, pezzi di legno: sono i “ricordi di guerra” ancora presenti in vetta, e che i giovani hanno potuto vedere perfino a cinque metri dal luogo della Messa, con i reticolati (tuttora esistenti) che segnavano i confini prima delle due guerre mondiali. “E’ assurdo e quasi surreale commenta il direttore dell’Ufficio Cei – che in questi luoghi si sia combattuto per quattro-cinque anni, e tutto ciò ha mostrato concretamente ai giovani l’assurdità della guerra, accendendo ancora di più in loro la voglia di pace e concordia tra i popoli”. A cominciare dall’Europa, in cui “i nipoti e i bisnipoti di chi combatteva conclude Giulietti – devono partire dalla coscienza dell’unità europea e delle sue radici cristiani per costruire il futuro nella cultura del perdono e della riconciliazione”.