La presidente di Ac ha espresso, infine, la "particolare vicinanza" dell’Azione Cattolica "a quanti soffrono a causa della guerra e della violenza, specialmente in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente. Alla Chiesa in Iraq, ed in particolare ai giovani di questo Paese, il cui futuro è oggi minacciato da ombre di morte, doneremo il frutto della nostra solidarietà". Sulle "motivazioni" del pellegrinaggio che partirà domani si è soffermato mons. Francesco Lambiasi, assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica. "Vogliamo ottenere la grazia che l’Ac torni ad essere una grande scuola di santità ha esordito -, come è avvenuto per santa Gianna Beretta Molla, il beato Pier Giorgio Frassati, per Alberto Marvelli, per Pina Suriano, per don Pedro Tarrès e per moltissimi altri". Tutto ciò, ha proseguito Lambiasi, alla scuola di Maria, che "ci aspetta a Loreto per ricordarci che il cristianesimo è vita: non abitudine logora e stanca, non pratica di precetti soffocanti. Il cristianesimo è storia, e storia in corso". A Loreto, l’Ac va inoltre "per incontrare Pietro". "Insieme alla Chiesa ha detto l’assistente di Ac -, questo Papa ha introdotto anche l’Ac" nel terzo millennio e "ci sta aiutando a ‘riscoprire con umile fierezza il carisma di Ac’". "Ritrovarci come associazione" e "comunicare con la società": questi, per Lambiasi, altri due intenti di fondo del pellegrinaggio, in cui si vuole rinnovare "la scelta dell’unitarietà" (fatta col nuovo Statuto) attraverso "fatti concreti e segni tangibili". Per "comunicare con la società", infine, "è urgente rimetterci in ascolto dei poveri, ritessere la trama del confronto con i responsabili della cosa pubblica, con quanti operano per il bene comune", a partire dall’"evangelizzazione", che è "il fine dell’Ac". "Non vogliamo vivere da vagabondi, ma da pellegrini", ha concluso Lambiasi citando Maria, che "ci ha preceduti nel pellegrinaggio della fede", e Giovanni Paolo II, "l’uomo che più di ogni altro nella storia ha camminato e continua per le strade del mondo". ” ”