” “Pubblichiamo la nota di questa settimana – Conflitto incrudelisce, in Iraq. L’assassinio spietato e ancora non chiarito nella dinamica di Enzo Baldoni, i ricatti sugli ostaggi, ultimi due giornalisti francesi, lo stato di guerriglia e di rivolta endemica dimostrano come la posta in gioco sia molto alta. La partita è sulla riuscita del tentativo di stabilizzazione in atto da alcuni mesi, in vista di costruire istituzioni legittimate dal popolo.
Se è vero che siamo ad un punto di svolta, le tensioni si accumulano, si catalizzano. E proprio questo è il momento di rilanciare quegli obiettivi solennemente indicati nelle risoluzioni delle Nazioni Unite. Creare cioè uno stato sovrano, libero e democratico, capace di assicurare ai cittadini sicurezza e prosperità.
Sembrano impegni incerti e lontani, eppure proprio adesso, di fronte a convergenti interessi a creare in Iraq una situazione di caos e di crisi permanente, risvegliando i peggiori fantasmi dell’integralismo islamico, si tratta di rilanciarli. Con pazienza, con determinazione, con costanza, tenendo insieme forte deterrenza militare, così da rispondere alla violenza con determinazione, e pervicace impegno politico.
Impegnato in una non facile campagna elettorale il presidente americano ha riconosciuto gli errori nella gestione del dopoguerra iracheno. Non ha pagato il tentativo di semplificare, puntando quasi esclusivamente sulla soluzione militare, un groviglio su cui pesava l’eredità della storia e su cui si catalizzavano tutte le molteplici tensioni dell’area. E’ dunque necessario rilanciare una convincente capacità di iniziativa e di intervento, è necessario giocare fino in fondo il gioco della complessità nell’intera area che ha oggi nell’Iraq il suo epicentro, facendo giocare il gioco della pace e della sicurezza alle tante forze in gioco. Vincere la partita dell’Iraq per tutte le persone di buona volontà che si riconoscono nelle prospettive indicate dalla nazioni Unite significa operare con ferma determinazione con la forza militare e nello stesso tempo con saggezza e lungimiranza sul piano politico.
Se viene meno la forza militare si crea un buco nero di caos, se non si costruisce un percorso politico, il conflitto, sia pure asimmetrico sul piano delle forze convenzionali, rischia di produrre uno stallo infinito.
Ecco allora la grande sfida per l’Occidente: non autorappresentarsi in funzione difensiva, ma ritrovare, attraverso un rilanciato rapporto tra Stati Uniti ed Europa, le ragioni della capacità espansiva di produzione di civiltà, che ha segnato, pure tra conflitti e contraddizioni, gli ultimi due secoli. Non ci sarà allora nessun terrorismo travestito da integralismo islamico in grado di resistere a questo impegno di vero progresso, a questa convinta determinazione.