ADOZIONE: ANDRIA (MAGISTRATO), “MINORI GRANDI ASSENTI NELLE PROCEDURE AMMINISTRATIVE E GIUDIZIARIE CHE LI RIGUARDANO”

” “”I diritti dei bambini si fermano alle porte degli istituti”. E’ la denuncia di Marco Griffini, presidente dell’Aibi (associazione Amici dei Bambini) che arriva da Bellaria dove è in corso il convegno internazionale dell’associazione su “L’incontro con l’accoglienza: assistenza o relazione?”. “Tutti sono d’accordo che un bambino abbandonato debba essere assistito – continua Griffini – ma perché non tutti concordano sull’urgenza di procurare anche a questi piccoli una vera famiglia?”. Una domanda che parte da un dato di fatto: in Italia, ancora oggi, 3 mila minori vivono in circa 200 istituti, secondo le stime della Commissione parlamentare per l’infanzia. Fino al 31 dicembre 2006 – termine per il quale la legge italiana ne fissa la chiusura definitiva – essi continueranno a rappresentare, insiste Griffini, “una forma di abuso a tutti gli effetti”. Ne è convinto anche Pasquale Andria, presidente dell’Associazione italiana magistrati per i minorenni e la famiglia: “Ogni bambino ha il diritto di essere figlio, diritto che si colloca all’interno di un più ampio bisogno di relazionalità. Quindi ogni tipo di esclusione dalle relazioni familiari di fatto costituisce un abuso”. La violazione dei diritti fondamentali dei minori, per Andria, si manifesta in diverse forme: non solo quando “l’allontanamento dai genitori è immotivato”, ma anche quando al distacco non vengono fatti seguire “opportuni interventi di affidamento familiare accompagnati da adeguati progetti educativi”. Ma la denuncia sollevata dal giudice ha una portata ancora più ampia: “Il minore continua ad essere il grande assente nelle procedure amministrative e giudiziarie che li riguardano”. Minori “ancora troppo poco tutelati e rappresentati”. Gli istituti rappresentano oltre che un abuso, “un vero trauma” sostiene Leonardo Luzzatto, psicoanalista e consigliere onorario della Sezione minorenni della Corte d’Appello di Roma. “I piccoli, a causa della propria vulnerabilità fisica e psichica – sottolinea – hanno sempre bisogno di essere protetti. Il ricovero in istituto può essere una soluzione adatta a risolvere i problemi fisici, ma non quelli psicologici. Quella che era stata pensata come un’azione di soccorso finisce purtroppo per rappresentare, per il bambino, un secondo e più grave trauma dopo la perdita dei genitori”.