La "diaspora culturale" dei cattolici ha denunciato mons. Betori intervenendo oggi al 25° Meeting di Rimini – rischia di "far venire meno l’attitudine del cattolicesimo italiano ad essere forza che incide sul tessuto sociale del Paese". Per "reagire" a tale pericolo, ha proseguito, bisogna partire dalla "consapevolezza che l’incidenza non è il portato di un’occupazione di potere, ma esito di una coerente visione e di un’articolata interpretazione del ruolo storico del cristianesimo nel mondo: testimoniare il Vangelo come verità ‘eccedente’ per il mondo". Secondo i vescovi italiani, "siamo dentro ad una svolta storica e dunque in fase ancora di transizione, contrappuntata da incertezze, i cui sviluppi però avranno conseguenze rilevanti per la persistenza o l’emarginazione di quell’eredità cristiana che ha alimentato la nostra civiltà": per non "ridursi ad agente sociale o a rifugio spirituale", il cattolicesimo italiano può "puntare" solo sul "versante dell’interpretazione anche culturale", e verificare così la sua "capacità di tenuta a fronte dei processi di scristianizzazione della mentalità e del costume" in atto anche sullo scenario europeo. "Promozione dei diritti dell’uomo, solidarietà e coesione della nazione, sostegno della famiglia, rispetto e accoglienza della vita, moralità e pluralismo nella comunicazione sociale, attenzione alle situazioni di povertà, esercizio della giustizia secondo equità e recupero di chi ha sbagliato, solidarietà e pace tra le nazioni": questi, ha detto Betori citando lo storico discorso del Papa al Parlamento italiano, alcuni "fronti" su cui "c’è una verità del Vangelo che è patrimonio non sperperabile per i credenti, e insieme verità profonda dell’uomo", e attorno ai quali è urgente "cercare tutte le convergenze ragionevolmente possibili". "Rilanciare la natura popolare" della Chiesa italiana è una delle priorità più recenti su cui si è focalizzata l’attenzione dell’episcopato italiano, impegnato a recuperare la centralità della parrocchia andando oltre le due "possibili derive" di comunità "autoreferenziale" o "centro di servizi religiosi". Per non "rassegnarsi" ad esse, ha affermato il segretario generale della Cei rivolgendosi al "popolo" del Meeting, "c’è bisogno di tutti, dunque anche di voi", visto che "la Chiesa ha bisogno di affidarsi alle radici dell’istituzione, ma anche di aprirsi alla novità dei carismi. Sta ai movimenti offrire agli uomini e alle donne del nostro tempo l’immagine di una salvezza che si fa avvenimento nella storia, ma questo avvenimento edifica a sua volta la comunità ecclesiale per il tramite delle istituzioni che la configurano". Betori ha terminato il suo intervento esprimendo la "gratitudine della Chiesa italiana" per l’attività di Comunione e Liberazione, che festeggia quest’anno i 50 anni dal "seme gettato in un liceo milanese ha ricordato il segretario generale della Cei dall’intuizione culturale e teologica e dal coraggio apostolico di un grane sacerdote, don Luii8 Giussani". "Sentiamo Cl né insensibile, né estranea, ma attenta, pronta, disponibile, generosa", ha concluso Betori, rinnovando la sua "gratitudine" e dicendosi "certo che i vescovi italiani potranno trovare intelligente e flessibile corrispondenza nel movimento che, inserendo la sua esperienza nel tessuto vivo delle chiese locali, continuerà ad essere l’inizio di un cammino in cui si sperimenta, dunque si vive, una tensione permanente verso la meta che è Cristo". ” ” ” ”