L’ingresso in Europa presenta “problemi e difficoltà” ma una volta superati tutto ciò si potrà trasformare in “grandi vantaggi” per l’Ungheria: è questo il pensiero di mons. Veres Andràs, segretario della Conferenza episcopale ungherese, parlando al Sir a margine del congresso europeo organizzato dalla Comece, la Commissione degli episcopati della Comunità europea, a Santiago de Compostela. Il congresso, iniziato il 21 aprile al termine di un pellegrinaggio di cinque giorni, si chiude oggi, lasciando spazio all’assemblea plenaria della Comece. “Come Chiese dei nuovi Paesi che entreranno nell’Ue – osserva mons. Andràs – con questo pellegrinaggio abbiamo potuto sperimentare l’apertura della Chiesa di Occidente nei nostri confronti. Nonostante la nostra provenienza da 25 Paesi che parlano lingue diverse non abbiamo difficoltà a capirci, perché la nostra lingua comune è il cristianesimo. Ma mi chiedo come possiamo dire cos’è l’identità europea finché non abbiamo una identità forte come cristiani? Nei nostri Paesi abbiamo sicuramente una sfida molto difficile da affrontare per rafforzare l’identità dei cristiani, però se riusciamo a farlo si potrà parlare di identità e spiritualità europea”. Per festeggiare l’ingresso nell’Ue il 1° maggio la Chiesa ungherese organizzerà una serie di celebrazioni in alcune località al confine con l’Austria. “Ai nostri fedeli – spiega – ricordiamo che essere cristiani significa avere un cuore aperto, perciò non devono avere paura di questa apertura all’Europa”. I timori riguardano più che altro il rischio di “perdere l’identità ungherese”, e anche a livello economico, racconta mons. Andràs, “la globalizzazione sta facendo molti danni e tanti piccoli imprenditori perdono il lavoro per via di una concorrenza troppo forte da parte di altri Paesi”. “Ma la mentalità più diffusa e più saggia – conclude – è quella di chi capisce che questo momento è importante e porterà grandi vantaggi al nostro Paese e agli altri nove. Anche se ora abbiamo problemi e difficoltà possiamo superarli”.