E’ la scuola il settore che ha più bisogno della professionalità dei “mediatori culturali”, ossia di stranieri esperti che sappiano fare da tramite tra le culture. E’ quanto risulta da una indagine del Master in “Immigrati e rifugiati” dell’Università “La Sapienza” in collaborazione con il “Forum per l’intercultura” della Caritas di Roma. E’ stata presentata oggi a Roma nel corso di un convegno organizzato dalla “Sapienza”. Dalle risposte degli studenti del Master emerge un bisogno di mediazione culturale principalmente nella scuola (41%), nella sanità (30%), nel lavoro e nell’integrazione sociale (22% in entrambi i casi). Tuttavia, quando gli studenti ipotizzano il proprio inserimento nel futuro, si privilegia l’attività da svolgere presso l’università (26%) e l’attività sociale (48%) presso le Ong, le associazioni, i centri di accoglienza o all’interno di attività rivolte alla comunicazione e all’integrazione. Vorrebbe prestare servizio presso le strutture pubbliche il 44% degli intervistati, diviso a metà tra la scuola e gli altri uffici pubblici. Roma viene considerata una città sufficientemente interculturale nel 44% delle risposte e ad alto livello di sensibilità interculturale da un altro 37%: quelli restanti (1/5) sono i pessimisti che danno una risposta negativa. I più attivi nel settore interculturale sembrano essere i filippini (4 risposte), gli albanesi e gli africani (3 risposte ciascuno), i romeni, i bengalesi i senegalesi e i sudamericani (2 risposte). Tra le strutture pubbliche e private che si fanno maggiormente carico della sensibilizzazione interculturale viene segnalata in primo luogo la Caritas di Roma (56% degli intervistati), quindi il Comune (44%). Tra i problemi, durante il convegno sono stati segnalati quelli legati alla formazione professionale, al riconoscimento del titolo, alla posizione fiscale, al rapporto tra mediatori culturali italiani e immigrati, al livello qualitativo e alla durata dei progetti.