MIGRAZIONI: OIL, IMMIGRATI PIÙ DISCRIMINATI SUL LAVORO, IN ITALIA PIÙ CHE IN ALTRI PAESI EUROPEI

Gli immigrati sono più discriminati degli italiani SUL lavoro, con un tasso di discriminazione del 40,9% in più. Tra cinque Paesi europei presi in esame l’Italia ha la percentuale più alta rispetto a Germania (19%), Belgio (33%), Spagna (36%), Paesi Bassi (37%). E’ quanto emerge da una ricerca presentata oggi a Roma dall’Oil, l’Organizzazione internazionale del lavoro, nella quale vengono prese in esame "eventuali discriminazioni nell’assunzione di personale appartenente alle minoranze immigrate". I risultati evidenziano che "certamente sono documentabili episodi di discriminazione verso i giovani marocchini semi qualificati e che non si tratta di casi estremi o sporadici": la maggior parte dei casi (26,6%) si verifica già nella prima fase di presentazione della candidatura. Nella seconda fase (ossia l’invito ad un colloquio) la discriminazione è dell’11,6% e nella terza fase del 2,6%, "a dimostrazione del fatto – commentano i curatori della ricerca – che chi intende discriminare lo fa quasi sempre al primo contatto". Roma presenta il tasso più alto di discriminazione (45,7%), seguita da Torino (43,2%) e Napoli (33,7%). Il settore che discrimina di più è quello della ristorazione (52,2%) e del commercio (33,8%) e degli altri servizi (36,7%), in quanto "attività che richiedono contatto con la clientela". Tassi più bassi nel settore dell’edilizia (31,3%). A Torino si nota invece "una minore propensione alla discriminazione da parte delle imprese medio-grandi" (26,7%). "La maggiore discriminazione delle piccole imprese – commenta però la ricerca – si può spiegare anche con il fatto che il selezionatore quasi certamente è destinato a lavorare fianco a fianco del nuovo assunto e quindi esprime il suo comportamento discriminatorio".