UMBRIA: BROMURI (LA VOCE), "L’ARTICOLO 8 DELLO STATUTO REGIONALE È DA RIVEDERE"

“Un testo da rivedere”. È il laconico commento che “La Voce”, il settimanale cattolico delle diocesi umbre in edicola oggi, dedica all’articolo 8 dello Statuto regionale approvato dal Consiglio della Regione Umbria. La norma, infatti, pur operando “una netta distinzione tra famiglia stabile come riconosciuta dalla Costituzione e altre non ben definite forme di convivenza”, rimane, “nell’equivoco di mettere sotto lo stesso titolo ‘comunità familiare’ sia la famiglia propriamente detta fondata sul matrimonio, sia le varie forme di convivenza”. Secondo il direttore del settimanale, mons. Elio Bromuri, “la legittimazione statutaria delle ‘varie forme di convivenza’ sembra un codicillo, breve, messo là quasi di sfuggita, come a voler tirare il sasso e nascondere la mano, inserito nell’articolo 8 che tratta della famiglia. Un’espressione, tra l’altro equivoca. Avendo distinto queste dalla famiglia fa pensare a trattamenti diversi da quelli riservati alla famiglia; avendole, però, trattate nello stesso articolo, sotto lo stesso titolo, fa pensare a una specie di varianti della famiglia, sostanzialmente a essa identificabili e riconducibili”. Non si tratta “di imporre un principio cattolico ma di trasmettere la preoccupazione per una parte della classe politica che non ha capito l’urgenza primaria per l’Umbria di sostenere la famiglia, pena il decadimento dell’intera Regione”. Se ci sono caratteristiche emergenti oggi nell’Umbria, scrive Bromuri, queste “sono la crisi delle famiglie, l’invecchiamento della popolazione e il decremento demografico, ripianato solo dagli immigrati”. Sempre in riferimento alla previsione, nello Statuto, della “tutela delle varie forme di convivenza” il direttore osserva che “per uno scherzo del destino, mentre molti pensano a coppie di fatto, comprese quelle omosessuali, le più numerose forme di convivenza in Umbria sono quelle religiose di frati e suore, che potrebbero fare domanda per avere una casa popolare”.