USURA: MONS. BREGANTINI, "OCCORRE L’ETICA NELLA FINANZA. PROMUOVERE UNA CULTURA DELLA SOBRIETA’"

Oltre 600mila le famiglie italiane cadute nella rete dell’usura, fenomeno che ha un giro d’affari di circa tre miliardi di euro con un accumulo di interessi di pari volume. La Consulta nazionale antiusura, sorta nel 1995 per contrastare questa piaga sociale, conta attualmente 29 fondazioni, tra regionali e provinciali, e 63 centri d’ascolto di cui 2 diventeranno presto fondazioni. Sono i dati resi noti oggi nel corso dell’Assemblea nazionale della Consulta (Roma, Domus Mariae), su "Il sovraindebitamento e l’usura interpellano la Chiesa e lo Stato". La necessità di "un’attenta mobilitazione nelle nostre comunità per estirpare questa pericolosissima piaga sociale, che costituisce un fattore di grave destabilizzazione della famiglia e del lavoro" è stata affermata dal segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Betori, in un messaggio inviato all’assemblea. Per mons. Giancarlo Bregantini, vescovo di Locri e presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, occorre combattere il fenomeno "smascherando e punendo i colpevoli", magari anche attraverso l’istituzione di un pool antiusura, ma è inoltre necessario "promuovere una cultura della sobrietà e dell’uso saggio del denaro" e, soprattutto, "poiché l’etica della finanza non basta più, occorre l’etica nella finanza". Tra i principali ostacoli nella lotta al fenomeno, la difficoltà delle indagini e la difesa legale dell’usurato rilevate dal segretario della Consulta, mons. Alberto D’Urso, mentre il presidente della stessa, padre Massimo Rastrelli, ha denunciato il mancato rifinanziamento da parte del governo della legge 108/96 sull’usura per gli anni 2003-2004.