Usciti dall’Università i giovani del Sud fanno molta più fatica a trovare lavoro rispetto ai loro coetanei del Nord e comunque in Italia, l’emergenza lavoro è un "grido che chiede mezzi per risolverlo". "Ma nessuno ne parla". Lo ha detto Giorgio Vittadini, presidente delle Compagnie delle Opere, realtà promossa da Comunione e Liberazione che conta oggi in Italia 30 mila imprese. Parlando a margine del Forum internazionale dei giovani che sul tema dell’università sta riunendo a Rocca di Papa circa 300 giovani provenienti da tutto il mondo, Vittadini ha sottolineato: "Tra i paesi dell’Ocse, l’Italia è il paese che ha l’indice di diseguaglianza territoriale più grande. Non capisco come mai nelle agende della maggioranza e dell’opposizione non si parla di questo problema. Nessuno ne parla come se avessimo risolto il problema. È invece un grido che chiede mezzi per risolverlo". "I vescovi italiani e la Chiesa italiana dice Vittadini – sono una delle poche realtà in Italia che continua a denunciare l’emergenza lavoro". Il presidente della Compagnia delle Opere lamenta soprattutto la "mancanza di spese per l’istruzione e la mancanza di spesa intelligente, nel senso che per riprendere il Sud, occorre creare punti di eccellenza sul territorio per i giovani. Quello che invece si fa, è buttare risorse nel deserto, senza avere soggetti che portano avanti seriamente i progetti. È un modo di fare che non porta da nessuna parte". Quale consiglio dare ai giovani? "Direi ai giovani risponde Vittadini – che la prima risorsa sono loro, di non rassegnarsi, e di continuare ad istruirsi. La più grande debolezza è la passività". Poi un dato: "il 90 % degli studenti universitari laureati cercano e trovano lavoro nella provincia in cui abitano. Non sono un teorico della mobilità perché credo che la stabilità sia un presupposto importante per la vita del giovane ma oggi per riuscire a rispondere alle emergenze bisogna essere disposti a fare anche questo sacrificio ulteriore".