"In questo Natale, per molti di paura e insicurezza, viene da chiedersi: cosa sarebbe Napoli senza speranza? Forse un popolo senz’anima oppure una folla di gente a cui tutto sembra possibile e nulla certo". A chiederselo è mons. Vincenzo Pelvi, vescovo ausiliare di Napoli, in una riflessione sul Natale – anticipata al Sir – che verrà pubblicata sul prossimo numero del settimanale diocesano "Nuova Stagione". Napoli – scrive mons. Pelvi – "vuole respirare con la forza della speranza, la sorella più piccola tra le virtù teologali ma la più decisiva nell’infondere coraggio, specie nell’animo dei minori e dei giovani. Su costoro, infatti, sembra scatenarsi l’offensiva di una inedita violenza, mentre noi adulti, scossi da scintille di morte che guizzano dinanzi agli occhi, veniamo sollecitati nelle nostre responsabilità educative, perché il bene vinca sul male". Come 2000 anni fa, prosegue il vescovo, "la nascita di un Bambino ha illuminato il buio della storia, così, oggi, nel canto di quella Vita, si trasmette la consegna di un rinnovato vigore, perché Napoli si rivesta di una speranza concreta, liberatrice dall’angoscia e dagli insuccessi". Secondo mons. Pelvi, "i napoletani riusciranno a splendere di abbagliante speranza se saranno ‘diversi’ nel loro modo di essere, testimoniato dalle scelte che faranno, prendendo le distanze dagli abituali sprechi, dalla mentalità del consumo, e orientandosi al rispetto della dignità della persona, alla salvaguardia del creato, alla sobrietà e alla povertà, esigenza insostituibile per rassomigliare a Colui che è diventato povero per noi". "Sì", afferma il vescovo, "Napoli continuerà a sperare se amerà i suoi poveri, che vivono quotidianamente il disagio sociale e civile. Tutti crediamo in una Napoli aperta ad un rinnovamento educativo, alla scuola dei valori autentici". Da qui l’augurio, "che forse si va gradualmente realizzando di anno in anno e che, nel 2005, vedrà ancora la nostra Chiesa offrire al Dio Bambino l’oro dell’intelligenza e del pensiero, l’incenso della gioia e della preghiera, la mirra del lavoro e del dolore di ogni napoletano".