"Si rende doverosamente necessaria afferma Giovanni Paolo II nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2005, a proposito del principio della destinazione universale dei beni della terra una mobilitazione morale ed economica" rispettosa "degli accordi presi in favore dei Paesi poveri" e disponibile a "rivedere quelli rivelatisi troppo onerosi", con la previsione di "nuove forme di finanziamento allo sviluppo". La Chiesa "sostiene ed incoraggia l’impegno della comunità internazionale" a dimezzare, entro il 2015, il numero delle persone che vivono in miseria e auspica che "la gestione delle risorse economiche destinate allo sviluppo dei Paesi poveri segua scrupolosi criteri di buona amministrazione sia da parte dei donatori che dei destinatari". Un particolare incoraggiamento Giovanni Paolo II rivolge all’"amato continente africano" affinché "cessi di essere solo oggetto di assistenza, per divenire responsabile soggetto di condivisioni convinte e produttive". Ai cristiani e specialmente ai laici, "di fronte ai tanti drammi che affliggono il mondo", il Papa raccomanda di "coltivare un’indomita speranza nel promuovere la giustizia e la pace", fondandosi sulla "certezza che il male non prevarrà". I cristiani, inoltre, sappiano "mostrare con la loro vita che l’amore è l’unica forza capace di condurre alla perfezione personale e sociale, l’unico dinamismo in grado di far avanzare la storia verso il bene e la pace".