"Rimettere al centro l’identità e la storia dei giovani lavoratori, che vivono in quartieri popolari e hanno meno opportunità formative, educative e lavorative". Questo uno degli obiettivi del XIII congresso nazionale della Gioventù operaia cristiana-italiana (Gioc) che si aprirà domani (fino al 12 dicembre) a Bellaria (Rn), sul tema "Luoghi da abitare. Giovani lavoratori dentro il proprio tempo". Da recenti indagini risulta che il 30% dei giovani tra i 20 e i 24 anni è privo di qualunque titolo di studio dopo la terza media, mentre il 21% dei giovani studenti frequenta un istituto professionale. Molti di essi abbandonano gli studi prima del termine, senza rientrare in formazione. Il 70% dei giovani non è in formazione. E sono proprio i giovani lavoratori a rappresentare ancora una sfida per la Gioc. Ne è convinto il presidente uscente dell’associazione, Marco Calvetto che spiega: "I giovani lavoratori, i ragazzi che iniziano a lavorare presto, quelli che vivono nei quartieri popolari, nel contesto attuale rischiano più di altri di essere tagliati fuori e di subire conseguenze negative. Ancora una volta vale la pena mettere al centro tali soggetti poco considerati a livello sociale e pastorale". Per questo, aggiunge, "siamo convinti che serva ancora un’associazione di giovani per altri giovani, che accompagni in specifici percorsi di fede e di impegno. Ci pare che un’associazione di giovani lavoratori sia ancora fondamentale nella costruzione del bene comune e della democrazia". Con questo congresso, conclude Calvetto, "si chiude un periodo in cui la Gioc è stata, come sempre, impegnata nel lavoro educativo e di evangelizzazione dei giovani lavoratori. Tra i risultati raggiunti: il riconoscimento ufficiale da parte della Cei come associazione privata riconosciuta, i molti percorsi educativi avviati con giovani oltre i 20 anni e con i ragazzi della formazione professionale, la stesura della Carta dei diritti e dei doveri dei giovani lavoratori".