Una “faccenda seria e penosa”: così mons. Elio Bromuri, direttore del settimanale cattolico regionale “La Voce” giudica le varie reazioni politiche dopo la sentenza della Corte Costituzionale che il 6 dicembre ha dichiarato “non fondate” le questioni di legittimità sollevate dal governo riguardo allo Statuto regionale dell’Umbria, che ora torna sul tavolo della politica locale. In particolare, la Consulta ha dichiarato costituzionalmente “illegittimo” l’art. 66 dello Statuto dove si stabilisce l’incompatibilità della carica di componente della Giunta con quella di consigliere regionale. E ha giudicato “inammissibile” il ricorso del governo contro quegli articoli dello Statuto che tutelano forme di convivenza diverse dalla famiglia. In una nota che sarà pubblicata sul prossimo numero del Sir mons. Bromuri giudica “l’arena politica come quella del calcio. Si gioca per vincere e si rischia di vedere schierati in campo persino gli arbitri”: “La faccenda, invece, è seria e penosa, per lo spettacolo di divisione e frammentazione della politica, non solo tra blocchi e partiti ma all’interno degli stessi”. “Quelli che hanno detto che la Consulta ha dato ragione ai difensori dello Statuto osserva mons. Bromuri – dovrebbero prendere atto che un articolo, il 66, è stato bocciato e il comma 2 dell’articolo 9 che riguarda le convivenze diverse dalla famiglia, non è stato considerato ‘lesivo’ della Costituzione solo per il fatto che ‘questo tipo di enunciazioni statutarie – si legge nella sentenza – esplicano una funzione di natura culturale o anche politica, ma certo non normativa’”. Le posizioni dei cattolici, conclude, “sono rimaste inalterate”: “in molteplici occasioni le associazioni cattoliche si sono dichiarate contrarie all’aumento dei consiglieri regionali, data l’esiguità del numero degli abitanti dell’Umbria, contrarie anche all’assenza di un riferimento ai due principali rappresentanti della cultura umbra, Benedetto di Norcia e Francesco d’Assisi, per i quali si stanno raccogliendo firme nelle parrocchie, e contrarie all’articolo 9 comma 2 per lo stravolgimento della concezione della famiglia con la dichiarazione d’intenti a favore delle convivenze diverse dalla famiglia”.