RAPPORTO UNICEF 2005: “INFANZIA ORRIBILE” PER META’ DEI BAMBINI DEL MONDO (2)

“La povertà mina alle fondamenta la capacità di una famiglia o di una comunità di provvedere ai bisogni dei bambini”, si legge nel Rapporto Unicef 2005 “La condizione dell’infanzia nel mondo – Infanzia a rischio”, presentato stamani a Roma. Per tale motivo “180 milioni di fanciulli sono vittime delle peggiori forme di lavoro minorile, 1,2 milioni cadono ogni anno preda del traffico di minori e 2 milioni, per la maggior parte bambine, vengono sfruttati dall’industria del sesso”, denuncia la ricerca. Ma la povertà è presente anche nei Paesi “ricchi”: tra quelli industrializzati solo Finlandia, Norvegia e Svezia registrano una povertà infantile inferiore al 5%. I bambini sono inoltre “bersaglio dei conflitti armati”: secondo il Rapporto il 45% dei 3,6 milioni di persone morte in guerra dal 1990 ad oggi è costituito da fanciulli, e sono centinaia di migliaia i minori reclutati o rapiti per combattere come soldati molti dei quali vengono menomati dalle mine. Secondo Giovanni Micali, presidente di Unicef Italia, per migliorare la condizione dell’infanzia nel mondo “non servono cifre astronomiche; basterebbe una somma equivalente al 5% dei 956 miliardi di dollari che hanno costituito nel 2003 la spesa militare globale”, ma occorrono, soprattutto, “un approccio integrato alla questione, politiche socialmente responsabili, maggiori investimenti dei governi e dei donatori, oltre al coinvolgimento dei bambini stessi nella ricerca di soluzioni ai loro problemi”. Misure indispensabili, ha concluso, “se vogliamo fare sul serio”. Per il sottosegretario al Welfare Grazia Sestini l’aumento dei bambini poveri in Italia (16,6%) è dovuto principalmente ” ai minori immigrati” e alla “presenza di famiglie con 3 o più figli soprattutto nel Centro-sud”. Per questo, ha spiegato, “mettendo mano alla riforma fiscale si è passati ad un sistema di deduzioni per il coniuge e i figli a carico”.