Pubblichiamo la nota a firma del presidente e del direttore del Sir, Giuseppe Cacciami e Paolo Bustaffa, in occasione dei 50 anni di ordinazione sacerdotale del cardinale Camillo Ruini, avvenuta l’8 dicembre 1954. Difficile, quasi impossibile, stendere un essenziale omaggio per il cinquantesimo di messa del presidente della Cei, cardinale Camillo Ruini perché è stata così intensa e pregnante la sua attività pastorale e culturale che è arduo riassumerla senza far torto all’umiltà e alla riservatezza della persona.
Che dire dunque! L’unico appiglio sintetico per non far retorica lo offre proprio il cardinale. I cinquant’anni di Ruini, alla Cei da Loreto in poi, sono impegnativi da penetrare nella sostanza e nella tensione morale e culturale che ha trovato e trova espressione nel “progetto culturale”, in quella prospettiva di ritrovato incontro tra fede e cultura da lui a lungo pensata, condivisa con i vescovi a Cassino nel 1994 e insieme con loro offerta al convegno ecclesiale di Palermo del 1995. In questo progetto sono cumulati gli elementi di un programma di vita, di una laboriosità inedita, ricca di dati diversi e congrui di una scelta di vita personale totale per Cristo e per la Chiesa.
È significativo che in questi anni anche alcuni quotidiani laici, per toccare il polso della cristianità italiana, abbiano trovato in più interviste a Ruini gli elementi essenziali per descrivere i pensieri e i lineamenti nostra della Chiesa. Perché?
La risposta è appunto in quel progetto culturale orientato in senso cristiano che da dieci anni sta assumendo i temi e i contenuti essenziali di una realtà fluida come quella italiana.
Guardando al legame tra il testo e l’azione del presidente della Cei ci si rende conto che quelle interviste, rivelando tra l’altro un non consueto interesse in ambienti laici, sono la sintesi delle idee guida contenute nelle prolusioni del cardinale alle assemblee dei vescovi.
Le stesse interviste rimangono uno dei segni della passione per la comunicazione che fin dall’inizio del servizio alla Cei in qualità di segretario generale, Ruini ha offerto impegnandosi in prima persona e chiedendo alla Chiesa italiana di compiere in questo ambito scelte più convinte e competenti.
Anche perché, ricorda il cardinale, il messaggio cristiano deve confrontarsi con altri, anche perché comunicazione è l’altro nome della missione, anche perché sulla “questione antropologica” come sul rapporto scienza e fede non si può tacere la verità e neppure si può ricorrere a linguaggi incomprensibili o per addetti ai lavori.
C’è ancora molto da fare dal punto di vista dell’attività pastorale e il passare dal progetto al processo culturale chiama a raccolta l’azione e le energie di tutti i vescovi italiani e delle loro Chiese, in particolare attraverso il contributo di parrocchie sempre più missionarie.
Un appello è rivolto e un percorso è aperto anche alle diverse espressioni della vita ecclesiale, culturale e sociale affinché investano di più nel dialogo e nel confronto e ognuna si ponga al servizio dell’altra per crescere insieme nella verità e comunicarla al mondo.
Nel pensare ai cinquanta anni di sacerdozio del cardinale Camillo Ruini, questo 8 dicembre, giorno dedicato a Colei che riassume il significato più alto dell’incontro tra fede e vita, diventa una grande pagina di storia da meditare.
Un orante augurio e un grazie che viene dal cuore per il servizio reso e ancora atteso.