CORTE AJA E MURO ISRAELE: SIMONE (CIVILTÀ CATTOLICA), ZANCHINI (INTERNAZIONALE), “PRONUNCIA DAL VALORE MORALE MA DIFFICILE DA ATTUARE”

” “Qualunque sarà l’esito, si tratta di “una pronuncia che avrà un valore morale ma che difficilmente verrà messa in pratica”. Lo ha dichiarato al Sir, padre Michele Simone, gesuita di Civiltà Cattolica, commentando l’apertura delle udienze della Corte internazionale di Giustizia avvenuta oggi all’Aja, che dovrà pronunciarsi sulla legalità della ‘barriera di sicurezza’ che Israele sta costruendo in Cisgiordania. Secondo il religioso “la Corte è autonoma e non condizionata” e la “sua decisione non rappresenta un’ingerenza negli affari interni israeliani”. “In una situazione di grande globalizzazione – ha dichiarato – abbiamo bisogno di nuove strutture sovranazionali per potere andare avanti. Quello del muro è solo un aspetto del problema. Oltre a questo, infatti, c’è il fatto del territorio. Israele occupa una parte di territorio che dovrebbe andare ai palestinesi”. Alla luce di questa “complessa situazione”, ha concluso padre Simone, “qualsiasi eventuale parere della Corte non credo che potrà influenzare un processo di dialogo o di ripresa dei negoziati. Per ora non si vede una via di uscita. Sarà solo un contributo, per quanto significativo, a cui in futuro si potrà fare appello, da una parte o dall’altra. Non ha la forza politica di smuovere la situazione. Occorre essere realisti”. Anche per Jacopo Zanchini, esperto di questioni internazionali del settimanale “Internazionale”, “non si tratta di un’ingerenza negli affari interni di Israele poiché ci si trova di fronte ad un’occupazione di territori sulla quale le Nazioni Unite si sono già espresse dopo la guerra del 1967. Nel diritto internazionale moderno non esiste il caso di un Paese che dopo aver conquistato dei territori poi li mantenga”. “La sede dell’Aja – ha detto al Sir – è appropriata per dirimere tale controversia e far emergere il problema. Qualunque sia il parere della Corte è difficile prevederne il peso sugli sviluppi futuri di ripresa dei negoziati. Credo che il Governo Sharon potrebbe forse ridimensionare parti di questo tracciato per non apparire alla comunità internazionale come un governo prevaricatore”.