“Da settimane, con toni crescenti, un grido si è levato nella terra di Parma e nel mondo. Dopo tanto lavoro, dopo avere molto costruito in termini di benessere, di fiducia, di scommessa sul futuro, quasi all’improvviso ci siamo scontrati con una realtà imprevista. La crisi dell’azienda-simbolo della nostra terra ci ha fatto passare dallo sconcerto all’umiliazione per l’immagine di una città che poco tempo prima era stata indicata in Europa come simbolo di produttività, di benessere, di funzionalità”. Lo sostiene il vescovo di Parma, mons. Cesare Bonicelli, nell’annuale lettera di Quaresima alla diocesi, che parte dal libro dell’Esodo per precisare: “Quanto sta accadendo oggi tra noi è simile al grido degli ebrei. La ferita che ci ha colpito è stata vasta, più di quanto riusciamo ad immaginare. Ha colpito nel nostro Paese allevatori, fornitori, risparmiatori, lavoratori, persone e famiglie coinvolte nella vicenda giudiziaria. Ma anche al di fuori del nostro Paese, specialmente nel Sud del mondo, il medesimo grido si alza verso l’alto. Questo grido sale anche dall’animo della Chiesa e di ciascun credente”. Dopo aver analizzato “quale parte ha avuto e ha la comunità cristiana in tutto questo”, il vescovo di Parma invita a non dare “risposte frettolose ma aperte”, perché “dare voce al grido vuol dire avere il coraggio di restare nella complessità, alla luce della storia della salvezza e della dottrina sociale della Chiesa”. E conclude: “Vi invito in questa Quaresima a mettere in atto scelte concrete di conversione personale e comunitaria, che esprimono la volontà di essere liberati dai vincoli di schiavitù e dalle strutture del peccato e ci orientano all’incontro con il Cristo Vivente”.