CIVILTA’ CATTOLICA: IL MASSACRO DELLE FOIBE TRA “SILENZIO DI STATO” E “DOVERE DELLA MEMORIA”

” “”Riportare alla memoria” uno dei capitoli “più dolorosi della nostra storia nazionale” è oggi “un obbligo morale che si impone alla coscienza civile della nazione”, ma senza “strumentalizzazioni” per “fini politici o di parte”. Così padre Giovanni Sale, nell’ultimo numero di “Civiltà cattolica” (di cui sono state anticipate oggi le bozze), interviene sulla questione delle foibe e degli eccidi nella Venezia Giulia, dove dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel maggio-giugno 1945, migliaia di italiani furono “infoibati” dall’esercito di Tito e dai partigiani jugoslavi. “La memoria di quelle vicende – è la tesi di fondo della rivista – è stata per quasi mezzo secolo emarginata (in sede sia storica sia politica)”. “Civiltà cattolica” indaga, dunque, sul “silenzio di Stato” sulle foibe, cioè sui “motivi che hanno condotto a scorporare dalla coscienza collettiva fatti così gravi che hanno coinvolto diverse migliaia di cittadini italiani, barbaramente trucidati spesso soltanto per il fatto di essere italiani”. Il “vergognoso silenzio da parte di uno Stato che ha sempre ricordato e commemorato i propri caduti per la patria”, secondo Sale, è dovuto a “motivi di ordine politico-nazionale e internazionale”, grazie ai quali “l’Italia acconsentì a dimenticare i massacri delle foibe in cambio dell’assoluzione orale concessa in sede internazionale per le ‘irregolarità’ compiute dai propri soldati durante la guerra”. “Dimenticare quei terribili fatti in realtà faceva comodo a tutti”, sottolinea la rivista osservando che il “silenzio di Stato” sulle foibe fu “imposto” non soltanto dalla “cattiva coscienza dei comunisti collaborazionisti col regime di Tito, ma anche dalla classe politica in quegli anni al potere in Italia”.