UNIVERSITÀ: IL “VALORE AGGIUNTO” DEI COLLEGI, L’ESPERIENZA DI ANDREOLI ED ECO

“Eravamo poveri…Per molti di noi l’università era una follia: per molti di noi arrivarci per poter ottenere una laurea era una piccola rivoluzione nella propria storia familiare”. Ricorda così lo psichiatra Vittorino Andreoli la sua esperienza in un collegio universitario, il “Don Mazza” di Padova. “Via Galliari – è la testimonianza di Umberto Eco quando era studente al Collegio “Einaudi” di Bologna – era un centro di vita intellettuale, ore e ore passate nella camera di un amico a discutere di musica, dei libri letti, ei film da vedere e gli ingeneri discutevano coi medici e coi filosofi, e si parlava di politica, di arte”. E proprio il “ruolo dei collegi nella formazione universitaria” è il tema della Conferenza dei Collegi Universitari, che  presenterà domani, a Roma, la “Carta dei principi” dei 14 enti italiani di natura privata che hanno dato vita a 45 residenze nelle principali città italiane con sedi universitarie. “Valorizzare lo studente come persona, più che come risorsa o elemento del sistema”: questa, si legge nella “Carta dei principi”, la caratteristica principale dell’offerta formativa dei collegi universitari riconosciuti dal Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca. I primi collegi universitari italiani risalgono al XIV secolo, ma la loro discussione avvenne soprattutto tra il XVI e il XX secolo, con l’obiettivo particolare di “offrire un aiuto concreto e ospitare gratuitamente studenti di condizioni economiche non agiate, favorendo così una promozione sociale fondata sul merito più che sul censo”.