“Un adeguamento realistico delle quote programmate” oltre ad “un più adeguato collegamento tra domande e offerte di lavoro”. E’ quanto chiedono la Caritas italiana, la Fondazione Migrantes e la Caritas di Roma di fronte alla regolarizzazione del 2002 che, “chiusa positivamente la fase della gestione di 704mila domande, rimane una questione aperta per l’inserimento dei nuovi venuti e gli interrogativi che si pongono circa la pressione migratoria e i futuri flussi”. In un comunicato diffuso oggi, gli autori del Dossier statistico sull’immigrazione informano che nel nostro Paese risiedono almeno 2 milioni e mezzo di soggiornanti regolari. Al primo posto vi è la Romania (240mila unità), seguita da Marocco (227mila) e Albania (224mila). (Schede e ulteriori dati sono consultabili sul sito www.caritasroma.it/immigrazione). Mentre “il consuntivo del fabbisogno di lavoratori immigrati è pari a circa 200.000 unità l’anno si legge nella nota -, la quota di lavoratori stabili programmata per il 2004 è, invece, di 29.500 unità” e “il meccanismo cardine per l’inserimento lavorativo resta la sola chiamata nominativa”. La presidenza del Dossier denuncia che sono venute meno “le possibilità di incontro consentite dalla sponsorizzazione, soppressa nel 2002, e ancora non è stata recepita nella normativa comunitaria la previsione di un permesso di soggiorno per la ricerca di lavoro”. Urgenti, inoltre, “una maggiore apertura verso i paesi dell’Est Europa”, e “il rafforzamento delle prospettive di integrazione di tutti i gruppi interessati ad insediarsi stabilmente”.