” “”Forse a Marco Pantani è mancato uno che gli chiedesse di tornare non solo in sella a una bicicletta, ma in sella alla sua stessa vita alla quale non poteva e non doveva più chiedere i successi di un tempo”. E’ quanto scrive Francesco Zanotti, vicedirettore del settimanale cattolico di Cesena “Corriere cesenate” commentando al Sir la morte del campione di ciclismo. “Non è facile tornare nell’anonimato quando si sono vinti un giro d’Italia e un Tour de France prosegue Zanotti -. Chi lo ha aiutato a tornare il ragazzo di Cesenatico e a non volerlo vedere sempre e solo in sella a quella bicicletta che sapeva condurre come pochi? Chi non lo ricorda nelle sue cavalcate solitarie sulle Alpi e sui Pirenei? Eppure, dietro a quel campione batteva il cuore di un uomo al quale pochi hanno saputo parlare. Chi gli ha voluto bene per quello che era, con le sue contraddizioni e i suoi limiti? Chi gli ha saputo dare quel sentimento di amicizia vera e autentica che sola sa arrestare i pensieri più cupi? Quell’amicizia alla quale tutti quanti facciamo ricorso ogni volta che ci troviamo in difficoltà o non sappiamo più a chi affidarci”. “‘Perché non cadiamo nell’abisso della disperazione. Perché non affondiamo nelle sconfitte. Dio ci ha messo nel cuore il sentimento dell’amicizia’. Così recita un ex voto, dell’agosto 2001, esposto all’abbazia del Monte, a Cesena, firmato da un Club Marco Pantani”. Per Zanotti “una didascalia profetica con il campione ritratto in maglia rosa ma con lo sguardo triste. Da quel 2001 si sono succeduti tentativi per tornare ai vertici. Ma lo sguardo è rimasto triste. Chi gli è stato vicino non se n’è accorto. Marco non aveva bisogno di tagliare per primo il traguardo ma di qualcuno che lo cercasse anche adesso che aveva trenta chili di troppo e non vinceva più. Forse nessuno l’ha capito e lui se ne è andato da solo la sera di san Valentino”.