” “La “casa comune” europea, che dal 1° maggio passerà da 15 a 25 Stati, ha bisogno di risorse aggiuntive. Si muovono in questa direzione le prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013 presentate ieri dalla Commissione al Parlamento di Strasburgo. Per accrescere la coesione tra le economie dei diversi paesi, per estendere le politiche comunitarie ai nuovi arrivati, per rendere effettiva la cittadinanza europea per i 450 milioni di abitanti, l’Esecutivo propone di aumentare i trasferimenti degli Stati verso Bruxelles (i quali costituiscono la principale fonte di entrata per il budget Ue) dall’attuale 1% annuo del prodotto interno lordo all’1,15%. La Commissione ha scelto una linea di compromesso (il massimo che avrebbe potuto preventivare era l’1,24%), posizione che ha riscosso il sostegno del presidente dell’Europarlamento, Pat Cox. Fredda, se non apertamente contraria, l’accoglienza riservata al documento finanziario da parte dei sei Stati (Germania, Francia, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Austria, Svezia) che, a dicembre, avevano chiesto di congelare le cifre del bilancio, nonostante l’allargamento. I numeri proposti dalla Commissione, che ora dovranno essere valutati dal Parlamento e approvati dal Consiglio, crescono progressivamente dai 124,6 miliardi di euro del 2007 ai 143,1 del 2013. Le spese dell’Ue si dirigeranno ancora principalmente verso la politica agricola, che assorbe circa il 40% delle risorse, quindi verso i fondi strutturali e le politiche di coesione, le politiche “interne” (ad esempio energia e infrastrutture per i trasporti), gli aiuti umanitari. In forte crescita gli investimenti nella ricerca (+200%) e nell’istruzione (+300%). Ultime in ordine di importanza le spese amministrative necessarie per sostenere la “macchina burocratica” dell’Unione. (segue)
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